Riceviamo e volentieri pubblichiamo dalla Associazione FVM Ferrovia Valle Metauro.

Due PEC sono state spedite al responsabile Asset funzionali all’esercizio ferroviario di RFI ing. Ilaria Maggiorotti tramite il legale dell’Associazione FVM per chiedere di esprimere un nuovo, e difforme, parere conforme alla normativa applicabile in materia di piste ciclabili.

Infatti la regione Marche sta progettandone una, quella fianco la Ferrovia Fano Urbino che è incompatibile non solo con una Ferrovia ma contraria a tutti i principi di “cura del Ferro” e di facilitazione di turismo sostenibile delocalizzato e destagionalizzato propugnato dal precedente e dall’attuale Governo Centrale.

Sono diverse le ragioni che ci hanno spinto a scrivere alla responsabile di RFI, la più eclatante e senza dubbio la norma attraverso la quale RFI dà la possibilità di costruire la pista ciclabile ad 1,5 m dal binario richiamando per tale concessione la L. 191/74. Questa legge riguarda, invece, la prevenzione degli infortuni sul lavoro in ambienti ferroviari. Si riferisce a cantieri di lavoro provvisori quindi è del tutto inconferente con l’opera definitiva che la regione Marche intende realizzare. La legge che disciplina la separazione della proprietà laterali dalla sede ferroviaria per la sicurezza dell’esercizio ferroviario è il DPR 753/80 e vieta la costruzione di manufatti di qualsiasi specie ad una distanza minore di 6 m dalla più vicina rotaia.

Altra ragione è Il progetto della ciclabile presentato nella Conferenza dei Servizi (CDS)del 20.02.20: è datato Giugno 2019 e non tiene conto delle prescrizioni di RFI della lettera del Gennaio 2020 pertanto le autorità pubbliche presenti hanno preso visione di un progetto che non risponde a quanto verrà realizzato. Inoltre RFI ha prescritto alla Regione Marche la costruzione di una recinzione che dovrà separare ferrovia e ciclabile. Tale prescrizione non viene considerata nel verbale della CdS e la sua costruzione viene rinviata all’attuazione della ferrovia turistica come se i costi fossero a carico della ferrovia turistica e non della ciclabile.

Nella CdS si è fatto presente che nel Comune di Fano ove una bretella stradale ha interrotto la ferrovia per 30 m si dovrebbe realizzare per la ciclabile un sottovia con rampe di acceso al 5%.

Ne deriva che sarebbe necessario smantellare altri 100 m di ferrovia turistica. Da ricordare che la bretella stradale non è stata costruita “a raso” come previsto nella lettera del Febbraio 2017 di RFI al Comune di Fano ma bensì oltre un metro sopra. Tale acquiescenza potrebbe configurare un danno erariale nei confronti di un’opera pubblica appartenente al Popolo Italiano; il comportamento di RFI/Ancona è stato assai negligente, sia per la costruzione della ciclabile sia per la ricostruzione di quel tratto di ferrovia per il quale dovranno essere impiegate notevoli risorse. Chi li pagherà?

Alla responsabile di RFI si è fatto presente che esistono altre possibilità di costruire le ciclabili nella Valle del Metauro: 1) progetto preliminare di 52 km non interferente ma prossimo alla ferrovia dell’Associazione FVM, ma è stato scartato dalla Regione Marche nonostante avesse un costo stimato di 9,7 milioni di euro certamente inferiore a quello che la Regione Marche vorrebbe realizzare con le correzioni che RFI ha imposto; 2) altra possibilità, quella di collocare la pista ciclabile lungo gli argini del fiume Metauro ove esiste già una strada in passato usata per il trasporto dei materiali di Cava tra Serrungarina e Fano.

Si tenga presente che recentemente ben due mozioni sono state approvate in Consiglio Regionale delle Marche che richiedono la riapertura della ferrovia Fano-Urbino, rendendo ovvia la collocazione della ciclabile in altro luogo. Infine è invece auspicabile che RFI avvii lo studio di fattibilità previsto in capo alla Fano-Urbino, come approvato nell’aggiornamento 2018-2019 del Contratto di Programma tra Mit ed RFI.

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