Nonostante sia piena estate non si placano le discussioni sulle ferrovie nel Sud Italia.

Da una parte c'è il Governo. Conte ha confermato ancora una volta nei giorni scorsi che miglioramenti sono in arrivo nel breve periodo mentre per l'attraversamento dello Stretto se ne parlerà ragionevolmente più avanti.

"Non posso dire faremo il ponte sullo Stretto, non ci sono i presupposti – ha detto –. Dobbiamo prima realizzare l’alta velocità di rete in tutta la Calabria e poi in Sicilia, ma dobbiamo porci il problema di questo collegamento. Ci sono miracoli di ingegneria, ne abbiamo realizzato uno a Genova. È un ponte bellissimo. 
Sullo Stretto, dobbiamo pensare a un miracolo di ingegneria. Una struttura ecosostenibile, leggera, che tuteli l’ambiente, nel caso anche sottomarina: tutte le ipotesi sono aperte, ma ne parleremo a tempo debito".

Parole che si scontrano però con la politica regionale siciliana. La settimana scorsa all’Ars il centrodestra in conferenza stampa ha infatti presentato un disegno di legge per inserire il Ponte tra le priorità del Governo nazionale, altrimenti in Sicilia si farà il referendum consultivo. Il testo prevede un solo articolo.

Del resto l'ipotesi alta velocità di rete piace ai sindacati. Vede positivo la UIL: "Fatela, subito e sul serio però. E per farla servono soldi e progetti che neppure intravediamo. In Italia l’alta velocità del centro nord è costata ai contribuenti 60 milioni di euro al chilometro e quindi per collegare a 300 chilometri orari i 570 chilometri di rete ferroviaria che uniscono le tre città metropolitane Messina – Catania – Palermo il costo stimato è circa 34 miliardi di euro, come dire sei ponti sullo Stretto.

Spesso però si continua a giocare con le affascinanti parole “alta velocità” intendendo, invece, progetti siciliani alla mano, una più semplice velocizzazione dell’attuale infrastruttura per raggiungere in alcune tratte i 200 km orari, che, sia chiaro, rappresenterebbero già una chimera per l’utente siciliano abituato oggi al binario unico per l’80% della rete e ad una velocità media in treno di 100 chilometri orari.

Ma se così fosse anche questa volta, caro presidente, resteremmo nel solo tunnel che conosciamo, quello delle bugie in cui siamo relegati da decenni e con l’amara constatazione che neppure questo Governo abbia voluto far intravedere finalmente ai siciliani una luce per uscirne".

Chi aumenta la posta sul tavolo è anche la politica nazionale, però. 

"Mentre in Sicilia si viaggia ancora sulle carrozze ottocentesche dei treni di "C’era una volta il West", Trenitalia stanzia 2,5 mld per la linea Verona-Padova e 800 mln per 23 ‘Frecciarossa 1000’ in Spagna. La parola d’ordine di Rfi e del Governo Conte è alta velocità ovunque tranne che al Sud". Questo il punto di vista della parlamentare siciliana di Forza Italia, Urania Papatheu.

"Si mobilitano colossi delle infrastrutture e si fanno consorzi tra Rfi e WeBuild e Hitachi nell’ambito di un “Progetto Italia” che in realtà appare come un “Progetto Nord Italia” e addirittura si afferma che "dopo essere stati costruiti in Italia, i Frecciarossa saranno trasferiti in Spagna dal 2022".

"In Sicilia – prosegue la senatrice Papatheu – si perde una giornata intera per spostarsi da Messina a Palermo, il mancato rispetto degli orari è normalità, non esistono sale d’attesa alla stazione (come a Messina) e i bar restano chiusi. Il Ponte non si fa e i genialoidi di questo governo ora tirano fuori l’idea fantasy di un tunnel sottomarino. 
La presa in giro ai siciliani e ai meridionali continua senza limiti e senza vergogna, ma qualcuno ha fatto male i conti: non siamo più disposti a subire queste mortificazioni. Chiederò l’istituzione di un Osservatorio sui ritardi perché non è più tollerabile tutto ciò e chi sbaglia deve pagare".

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