Il Treno della Memoria il prossimo anno a gennaio non partirà.

Appare infatti al momento, troppo complicato organizzare un convoglio lungo sedici carrozze con cinquecento studenti a bordo, in partenza da Firenze e diretto ad Auschwitz, senza sapere se l’emergenza sanitaria da qui a sei mesi sarà rientrata, senza conoscere quale sarà la situazione in Polonia oltre che in Italia e quali misure saranno imposte per ridurre il rischio di contagio. Il treno toscano, che parte ogni due anni, si prenderà dunque una pausa: ma non lo farà né la Memoria, né l’idea di viaggio, sia pur virtuale in questo caso.

“Organizzando ogni anno il viaggio con i ragazzi o l’incontro con i testimoni a Firenze – spiega la vice presidente ed assessore alla cultura, Monica Barni - ci siamo sempre posti tre obiettivi: l’educazione, la conoscenza e la costruzione dello spirito critico nei ragazzi che saranno cittadini domani. Anzi, già lo sono. Si tratta di tre ingredienti fondamentali per combattere l’indifferenza, che è il più grande forse dei mali a cui le iniziative che abbiamo organizzato vogliono essere invece una risposta. E così sarà anche quest’anno, anche se fisicamente il treno non partirà e non ci potremo ritrovare tutti insieme. L’impegno per una memoria attiva e partecipata però rimane”.

“Il viaggio che la Toscana ha organizzato dal 2002 non ha mai voluto essere una gita – si sofferma Ugo Caffaz, ideatore e anima da tanti anni del treno della memoria toscano - Si tratta di un viaggio di studio ed approfondimento. Non abbiamo mai voluto celebrare la memoria in modo sterile, bensì lavorato affinché i ragazzi attraverso i loro insegnanti arrivassero ad Auschwitz consapevoli di quello che andavano a vedere e potessero con i loro occhi essere testimoni dell'orrore che si è consumato in quei luoghi. I meccanismi che fanno nascere i razzismi e li mantengono sono sempre gli stessi, ieri come oggi. Antidoti non ce ne sono. Ci sono vaccini: le iniziative con i ragazzi sono uno di questi. Ma i vaccini hanno bisogno per l’appunto di richiami continui”.

“La nostra missione è anzitutto didattica e scientifica - sottolinea Camilla Brunelli, direttrice del Museo della Deportazione a Figline di Prato che organizza da anni il viaggio del Treno della Memoria e il grande Meeting degli studenti al Mandela Forum -: “Organizziamo percorsi formativi e facciamo ricerca, con l’obiettivo di far conoscere, attraverso approfondimenti e testimonianze, la storia della deportazione nei lager nazisti”.

Il primo treno della memoria toscano, partito da Firenze alla volta dei campi di Auschwitz e Birkenau in Polonia, è del gennaio 2002. A bordo c’erano 500 ragazzi accompagnati da docenti e personale di supporto, giornalisti, rappresentanti delle comunità ebraiche e delle minoranze perseguitate dai nazisti ed anziani ex deportati.

L’iniziativa è stata ripetuta l’anno successivo con 700 persone, nel 2004 con 800 partecipanti e un itinerario diverso, non più Auschwitz, Birkenau e Cracovia, ma il campo di Majdanek, nei pressi di Lublino, e le rovine del ghetto di Varsavia.

In occasione del 60esimo anniversario della liberazione di Auschwitz, nel 2005, la Regione Toscana ha organizzato ben due convogli speciali, per un totale di oltre 1200 ragazzi, partiti a distanza di undici minuti l'uno dall'altro. Due giorni di viaggio, come sempre, e tre in Polonia. Poi la cadenza si è fatta biennale: in quelli pari il meeting al Mandela Forum di Firenze, sempre con ospiti e testimoni diretti, uno sguardo al passato ma anche al presente, e in quelli dispari il treno vero e proprio, ripartito alla volta di Auschwitz e Birkenau ancora nel 2007, 2009, 2011, 2013, 2015, 2017 e 2019, arricchito nelle ultime due edizioni da seminari e incontri a bordo durante il lungo viaggio. Undici volte in diciotto anni.

L'artcolo integrale su agcult.it.

Foto 3 e video di Michele Carli

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