È un giorno di lutto per la grande famiglia dei ferrovieri.

Giuseppe Cicciù aveva compiuto 51 anni ad agosto ed era originario di Reggio Calabria mentre Mario Di Cuonzo aveva compiuto 59 anni da poco, il 20 gennaio, ed era di Capua, nel Casertano.

Sono loro i due macchinisti morti alla guida del Frecciarossa deragliato questa mattina nel Lodigiano. Si trovavano nella unità di testa dell'ETR 400 n.21 che - per cause ancora da accertare - all'altezza di uno scambio è uscito dalla sede finendo contro un fabbricato.

Secondo quanto riportano i media, Cicciù aveva da poco avuto una figlia e anche Di Cuonzo aveva un figlio ed era sposato. La sindaca di Pioltello Ivonne Cosciotti, saputo che Di Cuonzo viveva nella sua città, ha proclamato il lutto cittadino con le bandiere a mezz'asta.

Cicciù era ferroviere e delegato sindacale impegnato e appassionato. I colleghi e i dirigenti sindacali ricordano il macchinista come «un amicone, uno allegro e che portava buonumore».

Un pioniere dell’alta velocità, un Ferroviere con la "F" maiuscola, un macchinista dalla professionalità ammirata dai colleghi e apprezzata dall’azienda. Così viene descritto, invece, Mario Di Cuonzo. Era ormai vicino alla pensione, questione di mesi, ma il destino gli ha riservato altre carte.

Nel nostro piccolo, da appassionati ma prima ancora da figli e amici di tanti ferrovieri, non possiamo che stringerci attorno ai parenti dei due Maestri.

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