“Il diritto alla sicurezza sui treni deve essere garantito senza se e senza ma. Le nostre pendolari che hanno perso la vita, non devono essere ricordate solo per le statistiche della sicurezza e degli incidenti".

"Le persone non sono numeri, sono vite: valori inestimabili che i loro famigliari non avranno mai più indietro”. Si chiude così il comunicato unitario dei vari comitati pendolari della Lombardia all'approssimarsi del secondo anniversario della tragedia di Pioltello nel quale hanno perso la vita tre donne.

Giuseppina Pirri aveva 39 anni ed era di Capralba, Ida Milesi 61, Pierangela Tadini 51: entrambe di Caravaggio. Quella mattina erano a bordo del regionale di Trenord 10452 che da Cremona portava a Milano: tre carrozze deragliate poco dopo la stazione di Pioltello, a causa di “uno spezzone di rotaia di 23 centimetri che si è spezzato” ricordano i pendolari.

Sabato saranno passati 2 anni dalla tragedia e i familiari insieme ai pendolari di quella linea saranno ancora lì a ricordarle. Alle 9,15 l’appuntamento è alla stazione di Capralba, alle 9,40 si salirà sul treno per scendere a Caravaggio 5 minuti dopo e dalla stazione raggiungere in corteo largo Cavenaghi per la cerimonia conclusiva.

“Quell'incidente è costato la vita a Ida, Giuseppina e Pierangela: tre donne lavoratrici, pendolari che quotidianamente affrontavano una dura giornata lavorativa nelle peripezie dei viaggi quotidiani” prosegue il comunicato unitario. “Avevano scelto di prendere il treno, che nonostante tutto è e dovrebbe essere il mezzo più sicuro rispetto alla macchina. Quella mattina però la fatalità è diventata tragica realtà. Quel treno che correva verso Milano, ha finito la sua corsa in mezzo ad un campo e le nostre pendolari in un attimo hanno perso tutto, vite, sogni e speranze”.

Una tragedia che ha segnato profondamente le famiglie delle vittime, i “97 tra feriti gravi e lievi che hanno subito traumi psicologici e disturbi da stress come indicato nell'inchiesta”.

Finora “stando alle evidenze dell’inchiesta, la Procura ha contestato la responsabilità di dipendenti e tecnici RFI e dell’Agenzia Nazionale per la sicurezza delle Ferrovie”. Intanto, nell'attesa che la giustizia faccia il suo corso, i pendolari tornano a chiedere più sicurezza sui binari.

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