Proponiamo oggi parte dell’intervista pubblicata sul Magazine La Freccia e rilasciata alla giornalista Daniela Vergara dal neo ministro dei Trasporti e delle infrastrutture Paola De Micheli.

Un consiglio da ex pendolare?
In questo momento più che dare consigli devo esercitare una guida politica e condividere le scelte per gli investimenti delle Ferrovie. Saranno importanti le risorse aggiuntive che avremo nei prossimi anni, senza considerare i 15,4 miliardi che saranno a breve approvati in Parlamento con l’atto aggiuntivo del contratto di programma. Dobbiamo avere, da una parte, massima attenzione alla manutenzione dell’Alta Velocità e, dall'altra, continuare a investire sulla rete ordinaria.

Abbiamo anche dei progetti di forte velocizzazione di linee fuori dalla rete AV con benefici sia per i viaggiatori sia – cosa molto importante – per le merci. Parliamo della Calabria, della tratta tra Venezia e Trieste, tra Roma e la Puglia con la Napoli-Bari dove si raggiungeranno punte di velocità prossime a quelle dell’AV. Si potrà andare a Roma e Bari in tre ore e in due da Napoli. Dopo anni di parentesi in cui tutti gli sforzi sono stati concentrati sull'Alta Velocità, adesso c’è molta attenzione verso il trasporto regionale e, al di là delle parole, stanno arrivando i fatti.

In realtà gli investimenti nel trasporto regionale sono stati avviati già da qualche anno, e stanno conoscendo un’accelerazione. Oggi vediamo concretamente i primi risultati con la consegna dei nuovi treni Rock e Pop all'avanguardia e con un disegn concepito a misura delle persone.
Ha fatto da apripista l’Emilia Romagna e poi, via via, le consegne nelle altre regioni. Perché il vero rilancio del trasporto regionale passa anche da un forte intervento di manutenzione e potenziamento della rete ordinaria, con il raddoppio dei binari per aumentare la capacità di trasporto delle linee e migliorarne l’efficienza soprattutto nelle zone produttive dove ci giochiamo la partita dell’intermodalità sulle merci, e con l’investimento in nuovo materiale rotabile.

L’Alta Velocità adesso compie 10 anni. Come ha cambiato il Paese dal punto di vista sociale ed economico?
Ha cambiato il modo di viaggiare, accorciato le distanze, reso l’attività e la vita, per esempio, tra Roma e Napoli, potenzialmente da pendolari, messo in competizione tutte le idee di viaggio, anche diverse da quelle su ferro. Si è arrivati all’idea di viaggio comodo, con la possibilità di essere anche un po’ coccolati a cominciare dai servizi di bordo e dall'intuizione della pulizia nelle carrozze. E poi il fatto di stare bene determina più facilmente comportamenti positivi.

Quindi la filosofia dell’Alta Velocità vede il treno come luogo di incontro e di attenzione verso le persone.
Credo che questo sia effettivamente un aspetto importante e insisto sulla qualità del viaggio. Quando una persona prende il biglietto dell’Alta Velocità sa che viaggerà bene. E per chi viaggia molto questo è un aspetto dirimente. Lei provi a fare la stessa tratta in macchina. A volte io lo faccio perché su quella tratta magari ho cinque soste diverse e quindi devo prendere la macchina. Il livello di qualità del viaggiare non ha paragone.

Dopo la rivoluzione di questi primi 10 anni, quale sarà quella dei prossimi 10?
Sul piano tecnologico sarà quella introdotta dalle tantissime innovazioni in corso, soprattutto sulla parte elettronica, sul segnalamento, sulla sicurezza, cose di cui i passeggeri non si renderanno conto perché non le vedranno direttamente. Proseguirà continuando a disegnare treni sempre più a misura d’uomo, completando la rete ad Alta Velocità verso il Sud Est. Ma anche e soprattutto estendendo alcuni benefici dell’Alta Velocità anche in aree oggi non servite per migliorare la vita di quanti vivono in quei territori.

L'articolo integrale è disponibile su FS News

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