"Questa è una bomba!", la definiva orgoglioso il ferroviere di un noto video promozionale dell’epoca.

Una nuova concezione ferroviaria stava prendendo finalmente forma negli anni del boom economico italiano: il sogno di viaggiare rapidamente e confortevolmente a bordo di treni prestanti e moderni.

Uno dei tanti protagonisti delle "nuove" FS fu indubbiamente il locomotore E.444, meglio passato alla storia come "Tartaruga", forse per un’incoerenza scherzosa voluta oppure per le due estremità e le forme simili ad un carapace.

Negli anni ha conquistato generazioni di appassionati non solo per l’ossimorico nomignolo attribuito a questo gruppo di locomotive contornato da una futuristico rettile apposto sulle cabine delle macchine (a completamento del trittico “zoofilo” ferroviario insieme ad E.633/E.632/E.652 "Tigre" ed E.655/E.656 "Caimano") bensì anche e soprattutto, per particolari prestazioni da vera e propria velocista, divoratrice di lunghe distanze sul filo dei 200 km/h ai quali le unità di serie vennero omologate.

Ebbene, a distanza di ormai cinquanta e passa anni, la rivoluzione elettronica ha quasi totalmente scansato nel Vecchio Continente, special modo in Italia, le care vecchie reostatiche, obsolete ma affidabili, con dovuta manutenzione s’intende.

Ci ritroviamo quindi a conteggiare nella calura estiva, dopo aver quasi reso fossile anche il secondo gruppo di rettili FS alias E.655/E.656, quante unità di "Tartaruga" continuano a circolare attualmente, sotto le mentite spoglie del "Ribollimento" (o Riqualificazione) in queste lunghe giornate di luglio.

Grazie a segnalazioni ed avvistamenti raccolti tra appassionati è possibile certamente stabilire le seguenti unità come operative o comunque atte a funzionare (in ordine di numerazione): .006, .007, .009, .018, .025, .034, .038, .040, .041, .056, .070, .074, .079, .082, .086, .101, .106, .109.

Chi più malconcia esteticamente o chi meno, queste sono quasi certamente le macchine ancora operanti sulla lunga percorrenza di Trenitalia, in testa ad IC, ICN ed EC. Da citare anche l’unità .087 che da tempo sosta a Voghera per prove elettriche in officina ma limitata da un motore non funzionante.

Si ha nota poi del fortunato ritorno in gioco della tanto discussa E.444R.041, incidentata da uno svio e ferma da diversi mesi, ha subito un cambio carrelli presso le maestranze dell’officina di Milano Greco Pirelli dove era stata stazionata dopo il danno.
Questa, infatti, una delle unità prescelte all’inizio dalla Fondazione FS Italiane per l’asset storico, insieme alla gemella ma di II serie .069, sfortunatamente anch’essa sviata ma non più rimessa in esercizio.

Attualmente altre due unità sono state selezionate per un destino storico quali la .005 e la .046 (rispettivamente, la prima, pioniera di una primordiale trazione moderna regolata da un chopper, la seconda, prima macchina a subire la trasformazione in E.444R nel 1989). Sulla .046 si vocifera anche di una possibile proroga di chilometraggio ma saranno certamente i documenti fotografici a stabilire l’effettiva veridicità del comunicato di Radio Ferrovia.

Per quanto riguarda il triste e straziante mondo dei rotabili accantonati, una valle di lacrime a mo’ di "Salve Regina" (o "Re" per qualcuno, a seconda se si tratta di E.655/E.656), molte E.444R giacciono abbandonate ad un destino al gusto cesoia nei depositi milanesi di Greco Pirelli e Martesana.

Anche qui, da soffermarsi sull’unità .100, ridotta ormai ad uno sgabuzzino per scope e sbandati, ultimo baluardo sbiadito (nel vero senso della parola) della livrea ESCI. Accanto, invece l’unità .035, la quale è stata fermata senza subire l’upgrade frontale esteso al gruppo delle sopravvissute, montando i connettori a 18 poli per la lateralizzazione.

Questo articolo vuole anche ricordare le recenti unità inviate al cannello quali .014, .062, .068 e .102. Rimane invece dispersa, lontano da casa, la romana E.444R.022, la quale permane nel savonese in attesa di una degna sepoltura...

Testo e foto di Luca Cesana

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