La Repubblica di Macedonia è uno stato molto più interessante da visitare di quanto si potrebbe pensare. Da anni impegnata in una crescita economica e sociale, pur tra mille difficoltà, è conosciuta anche come FYROM - Former Yugoslav Republic of Macedonia per via della disputa del nome con la Grecia.
Quest’ultima, infatti, ritiene che il nome Macedonia debba essere attribuito unicamente all'omonima propria provincia settentrionale. Non si tratta in realtà del maggiore screzio tra le due nazioni, visto che l’altro contempla addirittura la figura di Alessandro Magno. I macedoni, infatti, considerano il condottiero uno dei simboli e dei miti fondanti della loro identità nazionale. Essendo un piccolo Stato la cui storia a partire dal IX secolo è stata strettamente legata a quella dei vicini bulgari e serbi, è per loro naturale ritornare ai momenti gloriosi in cui un re proveniente dalla Macedonia conquistò il mondo allora conosciuto. D’altra parte i Greci non hanno alcun dubbio sul fatto che Alessandro Magno fosse greco e che tutta la Macedonia dovrebbe ritornare sotto al dominio greco.

Un caos che non prevede esclusione di colpi, con la Macedonia che mostra il Sole di Verghina un po’ in tutto il paese nonostante sia stato dichiarato un simbolo greco e sia anche stata costretta a rimuoverlo dalla propria bandiera.

Il nostro percorso ha inizio dall’Albania di cui abbiamo parlato in un altro episodio di Ferroviaggi e quindi dalla frontiera di Kjafasan, affacciata sul bellissimo Lago di Ocrida. Questo meraviglioso specchio d’acqua prende il nome dalla cittadina che più di tutte splende sulle sue rive, Ocrida appunto.
Per raggiungerla si costeggia il medesimo bacino con una strada panoramica molto appariscente fin quando non si arriva nella città caratterizzata da un dedalo di vie spesso molto strette dove alle pompose macchine dei turisti si alternano le spesso vecchissime Lada dei locali.

Ocrida è senza dubbio una città molto caratteristica, costruita su piani differenti, con case fin troppo curate, per essere in Macedonia, con tetti rosso scarlatto che ben si stagliano sul panorama circostante.
Se questa è la parte della città più antica, quella diametralmente opposta è quella più moderna che somiglia invece molto alle città occidentali con palazzi più alti e meno caratteristici.
La zona sorta a ridosso del lago è molto turistica ed è densamente popolata di locali e ristoranti di massa con i simpatici avventori che usano con tutti gli stranieri lo stesso stratagemma, imparando a memoria gli stereotipi nazionali e scherzandoci sopra in un miscuglio di lingue differenti.

Su Ocrida, inclusa dal 1979 dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni dell'umanità, è nota una leggenda, supportata anche dalle narrazioni di un viaggiatore ottomano del XV secolo, Evliya Çelebi, che sostiene l'antica presenza all'interno dei confini della città di 365 cappelle, una per ciascun giorno dell'anno. La città moderna, in realtà, presenta un numero significativamente minore di edifici religiosi anche se, durante il Medioevo, essa era nota come la "Gerusalemme slava".

Tra questi edifici merita una visita la splendida Chiesa di San Giovanni Caneo, caratterizzata da una posizione a strapiombo sul lago e risalente al 13 secolo.

La sua dislocazione la rende ideale per una rilassante escursione, grazie anche alla presenza di un piccolo porto di pesca appena sotto la chiesa nel quale è altresì possibile nuotare.
C'è anche una roccia che si protende nel lago e offre una splendida vista sulla città di Ocrida che è distante venti minuti a piedi.

Lasciando questa incantevole località si scende verso il confine con l’Albania fino a giungere al Monastero di San Naum, un luogo di pace assoluta.
Qui si trovano le spoglie del Santo e da secoli molti fedeli di diverse religioni vengono in visita per rendere omaggio alla reliquia conservata in una cappella situata nel lato sud della chiesa. Secondo alcune credenze, provando a posare un orecchio sulla tomba si sarà in grado, concentrandosi, di sentire un rumore ritmico che per i credenti altro non può essere che il battito del cuore del religioso.
Non siamo certi che questo sia vero, quel che possiamo dirvi con sicurezza è che questo incantevole luogo è popolato di splendidi pavoni che contribuiscono a renderlo suggestivo, oltre che mistico.

 

Risalendo verso nord est volgiamo verso la Bulgaria attraverso il Parco Nazionale Galicica, lungo la via che porta al Lago di Prespa. Dall’alto della strada di montagna si può godere di un panorama mozzafiato in una natura pressoché incontaminata, il tutto immerso in un'atmosfera tranquilla e rilassata.

Il lento risalire verso Skopje passa per le montagne prima, per raggiungere Bitola e per le campagne poi, per arrivare a Prilep.
Caratterizzata da un centro storico molto vivo che a vedere la periferia non ti aspetti, abbiamo qui il primo incontro con le ferrovie macedoni. Si tratta di un abboccamento molto blando, visto che in questa nazione i treni non sono esattamente il mezzo di trasporto più utilizzato.

Salvo qualche eccezione degli ultimi anni, i pochi mezzi esistenti sono vecchi e piuttosto malandati, cosa che peraltro noi apprezziamo enormemente. Il parco rotabili consta infatti di meno di 30 locomotive tra elettriche e Diesel a cui si vanno ad aggiungere poco più di 10 automotrici.
Come sempre, però, la quantità non fa la qualità e i pochi treni presenti sono talmente insoliti che la loro bellezza ripaga il ridotto numero. Anche i convogli più “prestigiosi” sono composti da una locomotiva e pochissime carrozze, alle volte anche una o due e spesso viene utilizzato quel che si ha a disposizione, col risultato che i treni regionali vengono effettuati anche con carrozze a cuccette adattate in posizione giorno. Del resto l’intera Macedonia annovera tre linee principali con due corte diramazioni e lo stato dei binari non permette velocità superiori ai 140 km/h.

Lasciata Prilep volgiamo verso Veles, altra cittadina di 55.000 anime che però ha una stazione piuttosto grande. Da essa si dipanano due delle tre linee appena citate, la “magistrale” che da Skopje raggiunge la Grecia e una che volge ad est verso Kočani che altro poi non è se non il proseguimento di quella incrociata a Prilep.
La cosa curiosa di entrambe le linee è che la velocità commerciale è talmente bassa che si riesce, in auto, a superare il treno più volte e anzi spesso lo si deve anche attendere dopo averlo oltrepassato. Se sulla “magistrale” più moderna ed elettrificata ancora si cerca di mantenere un rispetto delle composizioni, sull'altra, Diesel, gli schemi sono senza dubbio più elastici e ci arriva la conferma di quanto detto finora quando vediamo il regionale che ci sfila davanti avere in composizione una carrozza cuccette!
D'altronde tutto il contesto che ruota intorno alla ferrovia non è meno generoso nell’offrire note di colore, dai ferrovieri che beatamente riposano sulla panchina posta davanti al cartello bilingue della stazione di Veles al casellante di Lozovo che chiude la sbarra manualmente quando il treno, bontà sua, è a pochissimi metri di distanza.

Lasciata Veles e proseguendo verso nord giungiamo quindi nella capitale, Skopje, che però, se dobbiamo essere onesti, non ci ha fatto una grandissima impressione.

Forse siamo stati sfortunati noi, essendo capitati anche in un periodo di grosso fermento politico e sociale ma abbiamo trovato una città molto caotica e disordinata, multietnica ma non particolarmente appariscente nelle sue numerose contraddizioni. Sicuramente da vedere, più per curiosità che per altro, sono le troppe statue giganti che troneggiano in ogni punto del centro storico. Si tratta del risultato del progetto di riqualificazione promosso dalla Repubblica di Macedonia e denominato “Skopje 2014”.

Iniziato nel 2010 con l’intento di rafforzare l’identità nazionale e di ricostruire molti edifici andati distrutti in seguito al terremoto del 1963 attirando investimenti stranieri e turisti, il mastodontico progetto architettonico ha visto lo stanziamento di circa 500 milioni di euro e ha completamente stravolto l’antica forma urbana della città.
Il nazionalismo celebra se stesso tramite enormi statue di bronzo o di marmo che raffigurano eroi di un presunto glorioso passato che nulla ha invece a che vedere con la reale storia della Macedonia, il cui trascorso socialista e ottomano viene negato o comunque “dimenticato”.
Con il completamento dell’opera, lo stacco tra l’antica città confinata nell’originario quartiere musulmano e quella nuova caratterizzata da imponenti edifici in stile neoclassico, è fin troppo evidente, cosa che lascia i turisti esterrefatti e gran parte della popolazione locale scontenta. In Macedonia, infatti, la disoccupazione si aggira intorno al 30% e gli investimenti avrebbero potuto essere dirottati sul tema del lavoro contribuendo a migliorare lo stile di vita in uno dei paesi più poveri d’Europa.

Oltre alle statue, merita una visita l’antico mercato. Se di giorno è un enorme bazar a cielo aperto dai mille colori e dagli altrettanti odori e sapori, di notte, quando i negozi chiudono esso diventa un ambiente multiculturale con locali pieni di musica dove si passa con facilità dalla birra artigianale al caffè turco al kebab.

Non vi suggeriamo infine il Mausoleo a Madre Teresa di Calcutta, una costruzione terribilmente kitsch palesemente eretta solo per appropriarsi di un premio Nobel che poco interessava quando era in vita, piuttosto di dirottare la vostra attenzione verso il quartiere di Čair che costituisce la città vecchia di Skopje. Qui si può vedere con maggiore profondità la città “autentica” con la sua influenza turca, le sue bancarelle della frutta improvvisate ma anche con i suoi palazzoni socialisti con i blocchi numerati. 
Čair in realtà non è una municipalità particolarmente amata dal resto della popolazione della città tanto è vero che è facilissimo trovare scritta sui muri la frase "Čair is not Macedonia" in un inglese basico facilmente comprensibile anche ai turisti.

 

Poco prima di tornare verso sud per raggiungere la Bulgaria, la nostra permanenza a Skopje è turbata da un grave attentato a pochi chilometri dal nostro albergo, a Kumanovo.
In questa cittadina a maggioranza musulmana, l’atto terroristico è stato messo in pratica da formazioni armate di origine albanese, gruppi che hanno preannunciato una "guerra" per la creazione della "Repubblica di Iliria".
Dopo circa 30 ore di scontri si sono contati 22 morti e 37 feriti, la maggior parte tra quello che è stato definito come uno dei gruppi terroristici più pericolosi nei Balcani.
Un segno tangibile che in quelle zone la situazione geopolitica è ben lungi dall’essere chiara e definita.

Scampato in qualche modo il pericolo, è tempo per noi di volgere verso la Bulgaria, viaggio del quale vi daremo conto in un altro episodio di Ferroviaggi.
La Macedonia ci lascia l’idea di una nazione con un interessante potenziale che speriamo di approfondire tornando, sia da un punto di vista storico e culturale che naturalistico che ha però bisogno di pace e stabilità per prosperare. Non giovano al paese le continue problematiche interne tra diverse etnie e senza dubbio nemmeno le assurde dispute con gli altri paesi come quella con la Grecia per via del nome.
La speranza è che il futuro possa avvicinare concretamente i diversi punti di vista e con essi la nazione all’Europa.

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