Forse non tutti lo sanno ma in Europa c’è un paese che non esiste. Parliamo della Repubblica Moldava di Pridniestrov, più comunemente nota come Transnistria.

Si tratta di uno stato indipendente de facto non riconosciuto dai Paesi membri dell'ONU, essendo considerato de iure parte della Repubblica di Moldova, governato da un'amministrazione autonoma con sede nella città di Tiraspol.
Probabilmente si tratta di uno dei posti, più curiosi, particolari e pericolosi esistenti nel continente e non potevamo certamente lasciarcelo sfuggire!

Purtroppo deluderemo subito coloro che sono venuti su questa pagina per vedere treni e ferrovie perché questo è un argomento che si esaurisce piuttosto in fretta.
La Transnistria, infatti, è percorsa da pochissimi binari e da ancora meno treni, principalmente merci. Non essendoci una vera e propria compagnia ferroviaria nazionale il materiale è moldavo o ucraino e i due soli convogli passeggeri regolari che la attraversano sono gli internazionali tra Chişinău e Odessa e tra Chişinău e Mosca. Le stazioni principali sono quella di Tiraspol, immensa e desolatamente vuota e quella di Bender, città che rappresenta una anomalia nella anomalia. Essa infatti è un centro moldavo che, dal 1992, è de facto sotto il controllo delle autorità dell'autoproclamata Repubblica di Transnistria.

Come si è capito, questa nazione fantasma è una singolarità a tutto tondo. In sostanza, riassumendo molto, si tratta di un paese tenuto in piedi dalla Russia come estremo avamposto in Europa, posto in mezzo a Ucraina e Moldova e malvisto da entrambe. Un paese che non è riconosciuto da alcuna realtà internazionale se non dalle a loro volta autoproclamatesi nazioni dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia, che sono le sole che a Tiraspol hanno una rappresentanza diplomatica.
Con una estensione molto allungata di 3.567 km² è grande, tanto per dare una misura, poco più della Valle d’Aosta e al suo interno vivono circa 550.000 abitanti
Essendo uno stato inesistente e solo de facto, è costellato di forze armate sparse per il territorio e anche per questo motivo accedervi non è facile come negli altri paesi d’Europa. Noi lo abbiamo fatto due volte, la prima in maniera semplice, sfruttando i festeggiamenti del 9 giugno, festa della liberazione dal nazifascismo, la seconda con qualche problema in più qualche giorno dopo.

Come detto, per entrare nel paese c’è una trafila che in Europa non ha uguali. Partiamo col presupposto che ovunque ci si giri ci sono forze militari sia transnistriane che russe.
Trovarsi al cospetto di carri armati, cavalli di frisia e mitra è quasi scontato così come di guardie di frontiera serissime e molto professionali. Per superare gli sbarramenti ci vuole parecchio tempo, si viene passati abbastanza al setaccio, è necessario fare un’assicurazione specifica per l’auto e spesso vengono aperti tutti i bagagli. La prima volta che siamo entrati, il giorno dei festeggiamenti, nessuno ci ha controllato le macchinette fotografiche mentre la seconda volta abbiamo dovuto rendere conto del perché le avessimo e fossero così professionali…

Dopo approfonditi controlli e continui passaggi da un ufficio all’altro si riceve infine un visto costituito da un foglio di carta da tenere come una reliquia e mostrare all’uscita. Questa procedura viene messa in atto perché non essendo uno stato riconosciuto non è possibile mettere timbri sul passaporto. Detto foglietto nominativo ha la durata di 10 ore entro le quali o si è fuori dal paese o lo si deve estendere presso un comando di polizia specificando però il motivo della permanenza.
Diciamo che in Transnistria non si è particolarmente i benvenuti e non vedono l’ora che chi entra esca di fretta anche perché probabilmente molti di quelli che accedono sono solo di transito verso la Moldova o l’Ucraina.

La prima impressione che si ha, superando il confine, è di essere tornati indietro di 60/70 anni. La Moldova è il paese più povero d’Europa e la Transnistria è la regione più povera della Moldova. Fate voi.
Bender presenta subito in maniera inequivocabile la situazione. I militari sono ovunque, i posti di blocco con i carri armati si alternano in mezzo alla città e un ponte sul fiume Dnestr presidiato dalle forze armate è verniciato con i colori della bandiera transnistriana e di quella russa. Bongiorno e tre ova, direbbe un nostro amico.
Il viale che porta a Tiraspol è enorme, come consuetudine dei paesi dell’est. Tutto intorno sono presenti palazzoni costruiti nel tipico brutalismo sovietico e la presenza della Russia e del comunismo è talmente eccessiva da risultare decisamente ridondante.

Il giorno della liberazione dal nazifascismo è festa nazionale e il paese letteralmente si ferma. Le ricorrenze bloccano tutte le città e in particolare la Capitale. Il viale principale della città, Strada 25 Octombrie, viene chiuso al traffico e lungo di esso compaiono addobbi di ogni tipo.
Tra tutti spiccano le bandiere nazionali con il rosso, il verde e ancora il rosso adornati con la falce e il martello all’angolo, ma anche le bandiere russe, ad evidenziare un legame molto solido. E del resto non potrebbe essere diversamente visto che la Russia sostiene il 93% del PIL della Transnistria.

Lungo la strada vengono organizzate rappresentazioni di piazza con ragazzi che interpretano veri e proprio spettacoli rievocativi e autocelebrativi come se ne vedevano oltre cortina di ferro negli anni ’80 e forse ancora oggi giusto in Corea del Nord, tutti rigorosamente vestiti da militari o da combattenti, indipendentemente dal sesso.

Nel frattempo, molti camminano tenendo in mano la foto di qualche congiunto caduto in guerra che viene esibito in una allegra, macabra e un po’ chiassosa esposizione.

A incupire questo gioioso ma anacronistico clima di festa, provvedono gli altoparlanti della città, molto usati nei paesi dell’est, che recitano per buona parte della giornata i nomi dei caduti in una continua litania di morte mentre in tanti muovono verso i luoghi di culto vestiti da militari, bambini inclusi.
A dire il vero ogni tanto si alternano ai nomi dei caduti anche delle canzoni ma sempre rievocative visto che, ad esempio, va per la maggiore “Cuculo” di Polina Gagarina, colonna sonora originale di un film russo sulla Battaglia di Sebastopoli…

Sul Memoriale della Gloria, nei pressi della enorme statua di Lenin, vengono stesi migliaia di fiori sul monumento ai caduti ed è tutt’altro che difficile imbattersi in personaggi curiosi, fuori dal tempo e a volte anche un po’ fuori dalle righe, come questa signora che fieramente esibisce la maglietta su cui, sotto la foto di Putin che tiene in braccio un pastore bulgaro c'è scritto “Il mio presidente”.

Lungo i marciapiedi trovano posto poche bancarelle che vendono souvenir ma anche in questo caso l’assurdo è dietro l’angolo. I prodotti disponibili sono pochissimi e di scarsa fattura ma soprattutto sono virtualmente impossibili da acquistare, parimenti a qualsiasi cosa nel paese, cibo incluso.
Già, perché qui non solo non accettano alcuna moneta straniera incluso l’euro ma i bancomat non fanno parte di alcun circuito quindi è impossibile prelevare. Il solo modo di ottenere dei Rubli transnistriani è rivolgersi ai negozi di cambio con un tasso a sfavore che vi lasciamo immaginare. Oltretutto questa moneta non è riconosciuta oltre i confini, quindi prenderne troppi significa tornare a casa dopo poche ore con carta straccia.

Appurato ancora una volta che i turisti non sono i benvenuti, rimangono le contraddizioni di una nazione che comunque in qualche modo deve interfacciarsi col resto del mondo. E così la bandiera con la falce e il martello sventola vicino ai cartelloni che pubblicizzano Fast&Furious 8 e alla periferia della Capitale c’è lo stadio dello Sheriff di Tiraspol che militando nel campionato di calcio moldavo è peraltro allenato da un italiano.

Il nome della società non è casuale. La Sheriff è la seconda compagnia della Transnistria e la più importante e visibile di questa regione ed è presente in quasi tutti i settori di mercato. Varie fonti riferiscono che la società sia coinvolta profondamente nel condizionamento della politica nazionale ed è plausibile che sia così visto che oltre allo stadio e alla squadra di calcio possiede anche i supermercati, le reti televisive, le società editoriali, le concessionarie auto, i pochi hotel, le pompe di benzina, le panetterie, un dipartimento di edilizia e chi più ne ha più ne metta.

L’alone di mistero che avvolge la società è invero totale. La Sheriff, nata pochi anni dopo l'autoproclamazione di indipendenza della Transnistria, è stata fondata da due ex-agenti dei servizi segreti locali.
Tra le file dei dirigenti sarebbero presenti i due figli dell'ex presidente della nazione mentre altre voci considerano lo stesso ex presidente il vero dominus dell'azienda, che la utilizzerebbe come centro di riciclaggio di denaro sporco.
A prova di tali tesi vengono evidenziate le leggi "ad personam" promulgate in favore della società: la Sheriff difatti gode di forti agevolazioni nelle imposte, è l’unica società autorizzata a importare prodotti dall'estero e, di fatto, è un monopolio.

Abbiamo notato nella nostra permanenza due diversi stati d’animo in Transnistria. Il giorno della parata tutti erano molto allegri, gentili ed ospitali e pur sembrando di stare in un revival di un film anni ’60 non si percepiva alcuna sensazione di disagio. Quando siamo tornati in un giorno normale, invece, l’aria era diversa, si respirava maggiormente la povertà ma soprattutto un calma piatta e quasi noiosa. La sensazione, detto in maniera spassionata, è quasi che gli abitanti giochino a fare i comunisti ma poi in qualche modo strizzino l’occhio al capitalismo come non potrebbe essere altrimenti.
Abbiamo citato Fast&Furious 8 ma possiamo parlare anche del ristorante Andy’s Pizza e a dirla tutta abbiamo anche avuto modo di scambiare due chiacchiere con ragazzi che se da un lato non parlavano inglese, dall’altro navigavano tranquillamente su Facebook… Insomma non sembra di essere a Pyongyang, piuttosto nella sua rappresentazione teatrale.

Ovviamente nella nostra visita non poteva mancare l’episodio di corruzione con modalità simili a quelle già viste in Moldova ma anche qui, se da un lato il poliziotto chiedeva soldi, dall’altro mostrava felice il cofano della sua auto con l’adesivo del Real Madrid… Probabilmente ad appesantire l’aria non sono tanto i carri armati e le numerose forze di polizia, quanto la consapevolezza che in questo paese non è possibile alcun intervento diretto da parte del personale dell’Ambasciata in caso di necessità e quindi si è fisicamente abbandonati a se stessi, qualsiasi cosa accada.

Come avrete notato abbiamo parlato poco di monumenti e luoghi da visitare per il semplice fatto che non c’è molto.
Al di fuori delle città si intravede un paese prettamente agricolo con campagne pressoché disabitate. Il poco che merita di essere visto è nella capitale ed è accostabile ai monumenti ai caduti, la Cattedrale del Natale e l’ufficio del governo federale che riporta ancora, come nome originale Sovietul Suprem şi Guvernul al RMN.
Se si decide di andare in Transnistria, del resto, non lo si fa certamente per le sue bellezze artistiche, piuttosto per vedere una realtà del tutto anacronistica lontana anni luce dalla nostra normalità.

All'entrata in servizio di Rock e Pop mancano:
Giorni
Ore
Minuti
Secondi

La ferrovia che scompare

Approfondimenti

Ferroviaggi

Dal nostro YouTube