La Ferrovia Adriatica è caratterizzata dal doppio binario lungo tutta la sua tratta, con una importante eccezione tra Campomarino e Lesina, al confine tra Molise e Puglia.

Quella che può sembrare una problematica di second’ordine è invece un enorme collo di bottiglia che ogni giorno contribuisce a creare perturbazioni nella circolazione con annessi ritardi più o meno elevati. Sulle responsabilità del mancato raddoppio della tratta c’è un rimpallo continuo tra il gestore della rete ferroviaria e la politica regionale del Molise. Non entriamo nel merito perché la situazione è piuttosto confusa e non potremmo dare un giudizio imparziale, quello che ci limiteremo a fare in questo articolo è una analisi della situazione attuale di questi tribolati 30 chilometri di linea.

Il tratto a doppio binario ha origine nella stazione di Campomarino (pkm 446,279), paese sul mare nella provincia di Campobasso. Esso si estende per circa 10 chilometri correndo lungo la costa e affiancandosi alla Statale 16 fino a giungere a Chieuti-Serracapriola (pkm 456,728) primo impianto in terra pugliese in cui è possibile effettuare incrocio essendo dotato di tre binari. Proseguendo oltre, la linea ritorna a binario singolo e dopo circa 8 chilometri giunge fino a PM Ripalta (pkm 465,204) dove un breve tratto raddoppiato permette anche in questo caso gli incroci. Distaccandosi sempre più dalla costa la tratta supera il fiume Fortore e raggiunge PM Lesina (pkm 472,446), dove torna a procedere a doppio binario.

Come è facile immaginare, questo collo di bottiglia crea spesso enormi problemi alla circolazione. Ogni giorno, ferme restando alcune periodicità, viaggiano sulla tratta circa 140 treni passeggeri che diventano più del doppio se ad essi si sommano i convogli merci o quelli di servizio. Nelle ore più trafficate è chiaro comprendere come sia sufficiente che un solo treno che faccia ritardo finisca inevitabilmente per coinvolgere tutti quelli circolanti nella medesima fascia oraria con un procedimento a cascata che spesso porta ad accumulare perditempo anche notevoli.

Smentendo quanto scritto da giornali generalisti non sempre precisi quando si parla di ferrovia, va subito detto che la presenza del binario unico non è in alcun modo pericolosa né foriera di possibili incidenti ma è solo causa pressoché certa di ritardi spesso anche importanti che se i treni a lunga percorrenza riescono in qualche modo ad assorbire si riflettono con maggiore criticità su quelli regionali e pendolari.

Il nocciolo della questione, in conclusione, è che risulta del tutto inutile pensare di richiedere collegamenti di rango se poi la linea dove i convogli dovrebbero circolare è ancora interessata da queste strozzature. Piuttosto è il caso di attivarsi affinché il raddoppio di questo tratto sia messo in cantiere il prima possibile così da permettere finalmente una circolazione più snella e meno vincolata lungo tutta la dorsale Adriatica.

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