Una livrea insolita e discussa: i treni Artesia

Tra le tante livree che hanno rivestito i rotabili italiani negli ultimi anni, per servizi più o meno sporadici, merita un posto particolare quella applicata sui convogli internazionali che interessavano negli anni passati Italia e Francia.

Allora i servizi venivano gestiti da Artesia, società posseduta al 50% dalle Ferrovie dello Stato (con Trenitalia) e al 50% da SNCF.

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Una analisi semiseria sulla ferrovia che cambia, tra ricordi e aneddoti veri

Molte volte, anche sulle nostre pagine, parliamo di ferrovia che scompare, limitandoci a narrare di livree o rotabili che vengono pensionati. Se questa è la parte più evidente della ferrovia che inesorabilmente fa il suo tempo, c’è però una parte meno palese ma forse anche più romantica che non deve essere dimenticata.

Si, perché lo svecchiamento dei mezzi non porta solo a veder sparire vecchi rotabili ma anche ad alcuni cambiamenti che segnano in qualche modo il passaggio di un’epoca.
E così, ad esempio, con l’introduzione dell’aria condizionata e dei finestrini fissi sparisce la possibilità di affacciarsi per vedere il panorama, con quella bella sensazione di aria sul volto che ormai è possibile provare solo su pochissimi treni.
E con essa sparisce anche il romanticismo delle foto di Berengo Gardin che da quei finestrini immortalava il paesaggio che “scorreva” affianco alla ferrovia ma viene relegata ad una memoria impossibile da rievocare anche la goliardia degli Amici Miei che nella stazione di Firenze Santa Maria Novella prendevano a schiaffi i poveri viaggiatori affacciati.

Rimanendo sulla nostra ipotetica carrozza, non possiamo fare altro che notare che la modernità è bella, ma in qualche modo si paga in freddezza.
E così addio ai talloncini delle prenotazioni, croce e delizia dei capotreno e modo molto indiscreto per sapere di quanto tempo si disponeva per attaccare bottone con la bella ragazza capitata nello scompartimento cool.

E con essi sono spariti anche i biglietti cartacei, oggi diventati elettronici, senza dubbio più pratici ma privi di memoria, impossibili da appuntare con una calamita su una bacheca in ricordo di un bel viaggio fatto.
Alle volte i cambiamenti riguardano anche cose a cui si pensa poco e probabilmente meno poetiche, ma anche quello fa parte del gioco. Siamo onesti, quanti di noi maschietti nel fare i propri bisogni non si sono fermati a guardare imbambolati la ferrovia scorrere dallo scarico della toilette? laughing Poi sono arrivate le ritirate chimiche, migliori per mille motivi, ma anche lì tremendamente asettiche…

Il cambiamento non riguarda ovviamente solo i treni (a proposito, quanto dureranno ancora gli scompartimenti??) ma anche tutto quello che li circonda. E così le stazioni hanno perso i bei cartelli neri con scritte bianche ora sostituiti da altri con caratteri sempre più appariscenti così come sono in via di progressivo smantellamento tutte le biglietterie, per alcuni versi senza dubbio scomode, ma in qualche modo testimoni di un tempo ormai definitivamente passato, sostituite da macchinette automatiche che strillano ai quattro venti di stare attenti ai borseggiatori attirando l'attenzione degli stessi... 

E come dimenticare i cartelli indicatori delle destinazione dei treni? Oggi è quasi tutto a led ma una volta erano a lettere scorrevoli con quel caratteristico suono ritmico di quando si aggiornavano regalando alle volte anche alcune perle come quando per qualche malfunzionamento la destinazione di un convoglio era ROMX TERNOMW...
Quanti di noi non hanno fantasticato nel vedere scorrere tra le categorie anche quella TEE come nella foto qui sotto? Un TEE via Foligno, poi!

E che dire degli annunci, una volta fatti da esseri umani con i loro accenti e i loro errori* ed oggi assegnati ad una voce computerizzata che ha la stessa espressività di una zucchina poco cotta? L’elenco potrebbe andare avanti a lungo e potrebbe estendersi anche alle apparecchiature di servizio.
Le Leopolder sono sempre più un ricordo, i telefoni di linea sempre meno utili e tra non molti anni, probabilmente, anche i segnali rimarranno nella nostra memoria visto che con l’ERTMS non sono più necessari. Ma forse, prima di arrivare a questo, passeranno ancora molti, molti anni.

*Molte scene ci sono state raccontate negli anni passati da ferrovieri sugli errori durante gli annunci ma due meritano proprio di essere narrate. Non possiamo citarvi con esattezza luoghi e frasi perché si perdono nella memoria ma vi garantiamo che il senso era proprio quello.

Scena 1:
Annunciatore in una stazione di Napoli: “Al binario 2 è in transito un treno merci. Al binario 2 è in transito un treno merci. Livatv!!!” (levatevi ndr) laughing

Scena 2:
Annunciatrice in una stazione di Roma: “Treno Intercity per Milano è in partenza dal binario 2. Ferma a Orte, Oriveto, Chiusi…” Voce da dietro: “Ma che cazzo stai a dì!!!!!!!” Attimi di gelo, microfono chiuso in fretta e furia. Microfono che si riapre ed annunciatrice di nuovo serissima: “Treno Intercity per Milano è in partenza dal binario 2. Ferma a Firenze Santa Maria Novella, Bologna Centrale…” yell

Le selle di lancio, binari infiniti nei depositi

La sella di lancio, detta anche “rampa di lancio” o “parigina” è una rampa artificiale. Manovrando su di essa, un locomotore da manovra spinge lentamente i vagoni che poi acquistano velocità per gravità e vengono quindi indirizzati, da una cabina centrale che controlla a distanza gli scambi, verso gli opportuni binari di direzione al fine di comporre dei convogli completi.

Sebbene richieda degli spazi molto ampi (le selle di lancio normalmente sono composte da numerosi binari) questa modalità risulta più rapida ed efficace di quella a spinta. Con quest’ultima, infatti, ogni manovra necessita di un continuo andirivieni per comporre un treno mentre con la sella si effettuano tutti gli sganciamenti necessari al convoglio sulla salita e con una sola spinta si inviano più gruppi di carri, facendo loro scollinare uno ad uno o a gruppi.

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La seconda livrea Leonardo Express, effimera sul materiale ordinario

Dopo l’estro (che può piacere o non piacere), dimostrato con la prima livrea Leonardo Express, Trenitalia tornò in qualche modo sui suoi passi e a partire dalla fine del 2009, rivide la livrea di questo particolare servizio di collegamento tra Roma Termini e Fiumicino Aeroporto. Lo fece sulla E.464.005 che venne pellicolata con uno schema a tre colori, bianco, rosso e verde, omaggio alla nostra bandiera nazionale.

La cromia era piuttosto elaborata, forse anche troppo, ma l’effetto finale non era male, forse perché il rosso in qualche modo tendeva a rendere meno pesante la livrea XMPR che era composta da quasi gli stessi colori. In particolare, staccava molto bene il frontale ma interessante era anche la scritta Trenitalia quasi a sfumare sul verde.

Le macchine interessate da questa livrea furono le E.464.002÷005 cui si aggiunse la .314 oltre, naturalmente, ad un congruo quantitativo di carrozze UIC-X, incluse alcune pilota.

Visto nella sua interezza, il convoglio era dotato indubbiamente di una certa eleganza e ben si distingueva dagli altri treni che sostavano abitualmente nella stazione di Roma Termini.

Nel 2011, tuttavia, si decise che il materiale utilizzato non era comodo per il servizio aeroportuale e se ne decise il rimpiazzo con doppie di elettromotrici Minuetto.

Le E.464 vennero così spaiate dalle carrozze e inviate in varie parti d’Italia con la livrea tricolore ma dopo essere state private della scritta laterale “Leonardo Express” mentre le vetture furono ripellicolate in livrea XMPR.

Lo schema di colori, tuttavia, piacque talmente tanto che Trenitalia decise dapprima di adottarlo proprio sulle doppie di Minuetto che presero il posto delle E.464 con le UIC-X e successivamente di decretare questa livrea come genericamente “Aeroportuale” e utilizzarla sui Jazz che attualmente operano sia sul Leonardo da Vinci da Roma che sul Falcone Borsellino da Palermo.

Concludendo, possiamo dire che, in questo caso, effimera non fu tanto la livrea quanto la sua applicazione su un convoglio composto da E.464 e ormai obsolete carrozze UIC-X.

La bellissima livrea Brand AV delle Ferrovie dello Stato


Una livrea a nostro modo di vedere davvero molto bella, che avrebbe meritato senza dubbio maggiore fortuna, è quella nota come “Brand AV” ed applicata nel corso dei primi anni ’10 agli elettrotreni delle Ferrovie dello Stato.

Caratterizzata da una base grigio chiaro, vedeva innesti argento chiaro, argento scuro e nero con alcune eleganti punte di rosso relative ai loghi aziendali. Si trattava di una cromia molto appariscente ed elegante che ben esaltava il concetto di alta velocità ferroviaria grazie a uno schema filante e molto omogeneo.

Questa livrea trovò applicazione, come detto, sui Pendolino di seconda generazione (anche nella variante t-Biz), sugli ETR 500 politensione e, seppure per pochissimo tempo, anche sugli ETR 600 sui quali, probabilmente, rendeva nel migliore dei modi.

La decisione di brandizzare i segmenti e quindi di inserire maggiore quantità di rosso su questa cromia, con delle fasce sopra al telaio, portò ad un appesantimento della livrea stessa che risultò immediatamente meno sgargiante, al punto da essere pochi anni dopo ancora una volta rivista con quella che è la attuale livrea Frecciarossa e Frecciargento.

La livrea “Brand AV”, sebbene durata pochi anni, resta di fatto tra le più eleganti se non la più elegante mai rivestita dagli elettrotreni italiani di ultima generazione.

La prima effimera livrea del Leonardo Express

Tra le tante livree che hanno rivestito i treni italiani negli ultimi anni, una merita senza dubbio una citazione particolare per essere stata tra quelle meno diffuse.

Stiamo parlando della prima livrea dedicata per il Leonardo Express, il collegamento diretto tra la stazione di Roma Termini e quella di Fiumicino Aeroporto.

Questa livrea, tanto appariscente quanto effimera, vide la luce nel 2005 e si contraddistingueva per un fondo blu scuro con degli innesti gialli che trovavano sbocco sulle due estremità del convoglio.

I rotabili che la ricevettero furono 5 locomotive appartenenti al Gruppo E.464 (001-005) e alcune carrozze UIC-X tra le quali altrettante Pilota al fine di garantire la reversibilità al convoglio. Naturalmente le intermedie erano prive di estremità gialle ma condividevano con pilota e locomotive dei curiosi disegni sulle fiancate che raffiguravano alcune persone in viaggio.

Proprio in virtù di questi disegni laterali, la livrea fu ben presto soprannominata dagli appassionati "pupazzetti" e con questa denominazione oggi, per estensione, si è soliti chiamare anche tutte quelle cromie poco tradizionali o pubblicitarie.

La prima livrea Leonardo Express viene abbandonata nel 2009 quando venne sostituita da quella Aeroportuale utilizzata dapprima sempre sulle E.464 con carrozze UIC-X, poi su alcuni Minuetto e attualmente su diversi Jazz in servizio non solo sull'aeroporto di Fiumicino ma anche su quello di Punta Raisi.

  

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