Sarà la vicinanza, sarà che è un paese meraviglioso ma in questa puntata di Ferroviaggi vi portiamo nuovamente in Austria ma questa volta nella regione di Salisburgo.

Essendo relativamente vicina al nostro punto di partenza, decidiamo anche stavolta di muoverci in macchina. Lo facciamo con un po’ di furbizia, lo ammettiamo, perché lungo il tragitto per raggiungere la nostra destinazione c’è una particolarità ferroviaria da non farsi sfuggire.

Siamo infatti diretti a Bad Hofgastein, splendida cittadina posta lungo la ferrovia dei Tauri e noto centro di villeggiatura. Superato il confine da Tarvisio, volgiamo la nostra auto verso la vicina Villach da dove proseguiamo alla volta di Spittal an der Drau. Per andare verso la nostra destinazione abbiamo a questo punto due soluzioni. La prima è quella di salire verso Flachau e quindi tornare indietro lungo la valle parallela mentre la seconda è quella di procedere per Mallnitz e caricare la macchina sul treno per oltrepassare la catena montuosa dell’Ankogel.

Il dubbio dura circa mezzo secondo visto che la curiosità di provare il servizio offerto dalle ÖBB è troppa. Quindi, volgiamo verso Mallnitz costeggiando la ferrovia e arrivando infine ai piedi delle montagne.
Il paesaggio che ci circonda è semplicemente meraviglioso: boschi si alternano ai prati e l’aria cambia odore a mano a mano che ci si arrampica per i ripidi tornanti che portano alla stazione posta lungo la ferrovia dei Tauri.

 

In questo impianto tutto è predisposto per il traghettamento. Appena arrivati ci accodiamo alle auto già presenti e nel giro di pochi minuti arriva da nord il treno composto da una Taurus, posta lato sud, un carro per la salita delle macchine, una marea di altri carri con scheletro per ospitare i veicoli e due vetture per accogliere i passeggeri delle auto stesse, una delle quali pilota per garantire la reversibilità.

Il biglietto costa 17 euro, tariffa unica per macchina più passeggeri, indipendentemente dal numero delle persone. Così saliamo con il nostro veicolo sui carri e ci accomodiamo a bordo di una delle due carrozze, con il treno che inizia a muoversi dopo pochi minuti.

 

La traversata è relativamente breve, circa una decina di minuti, un bel risparmio di tempo dato che permette di evitare un giro di oltre un’ora.
Dopo aver attraversato una galleria che sembra infinita, giungiamo nella stazione di Böckstein, dove di lì a poco avverrà il processo inverso. Velocemente scendiamo con la macchina dal treno per permettere ad altri viaggiatori di effettuare il percorso in senso opposto e riprendiamo il nostro tragitto verso nord.

Lasciata Böckstein, dove non c’è davvero nulla, la valle si apre tra le montagne e superata Bad Gastein arriviamo a Bad Hofgastein, campo base del nostro viaggio. La giornata, nonostante l’ultimo pezzo fatto in treno, è stata lunga, per cui decidiamo che può bastare così e rimandiamo all’indomani la scoperta di cosa abbiamo intorno.

La mattina seguente, di buon’ora, iniziamo a percorrere la valle e decidiamo di recarci a Zell am See che, come suggerisce il nome, è una pittoresca cittadina sul lago.
La strada da percorrere affianca la ferrovia dei Tauri e mostra scorci molto interessanti. Tuttavia, vedendola coi nostri occhi e non più sulle fotografie dei mille libri che abbiamo a casa, realizziamo che i punti fotografici sono pochi e alcuni sono stati rovinati dalle barriere antirumore o dalla modernità, come vedremo più avanti.

Sulla strada per Zell am See corriamo sempre lungo la ferrovia e, tra tutti i convogli, ci sfila di fianco anche un nuovo CityJet delle ÖBB. È la prima volta che vediamo queste automotrici e non possiamo non notare come lo svecchiamento del materiale rotabile qui proceda molto più velocemente che da noi…

Arrivare a Zell am See sembra facile ma in realtà non è così perché la cittadina è talmente turistica con il suo caratteristico lago che c’è un traffico che ci ricorda Roma nelle ore di punta.
Spinti più dalla curiosità che dall’interesse, giungiamo infine nel centro della città, dove lasciamo la macchina sulle strisce blu, utilizzando un parcometro che ha del folle. Sì, innanzitutto perché è difficile capire come funziona il pagamento (e non di certo per la lingua!) e poi perché dopo la prima mezz’ora si iniziano a pagare profumati centesimi ogni tre minuti (!), con una cadenza che non avevamo mai visto in vita nostra.

La città, a dirla tutta, ha davvero poco da offrire. Il lago è bello ma non più di altri già visti e sembra di stare in una località nota più per un turismo d’élite fine a sé stesso che non per la sua bellezza.

 

Non trovando grandi spunti decidiamo di recarci a vedere la stazione da dove nasce la Pinzgauer Lokalbahn, la linea a scartamento ridotto che porta alle cascate di Krimml.

L’occasione è troppo ghiotta e la mattina è appena iniziata per cui prendiamo il primo treno disponibile e iniziamo a inerpicarci per le montagne ad ovest di Zell am See.
Nel suo lento incedere il convoglio, caratterizzato da locomotori simili a quelli che avevamo trovato sulla Zillertalbahn, oltrepassa la stazione di Fürth-Kaprun e solo in questo momento ci rendiamo conto di essere molto vicini alla località protagonista del disastro del 2000.
Qui 155 persone persero la vita sul treno che saliva lungo la funicolare del Gletscherbahn Kaprun 2 a causa di un incendio che si sviluppò purtroppo nel bel mezzo della galleria.

Tolto dalla mente questo triste episodio, arriviamo a Krimml dove dopo una camminata di circa un’ora raggiungiamo le cascate.

Superando in tre salti un dislivello di 380 m, esse sono tra le più alte d'Europa e al quinto posto nel mondo. Il salto superiore ha un'altezza di 140 m, il secondo misura 100 m e il terzo supera i 140 m d'altezza. Lungo i 4 km del sentiero sono stati realizzati diversi punti panoramici da cui si possono ammirare da vicino, e in tutta sicurezza, le fragorose masse d'acqua così come la flora e la fauna che si caratterizzano per una grande varietà di specie.
Stanchi ma soddisfatti, riprendiamo la Pinzgauer Lokalbahn e torniamo a Zell am See ripromettendoci di ripetere l’esperienza con il treno a vapore che è periodico e come quasi tutto in Austria ha un costo decisamente alto per i nostri gusti.

Il nostro arrivo in stazione avviene esattamente mentre il cielo si chiude in un tappeto di nuvole che iniziano a rovesciare acqua a più non posso.

Pensando che la giornata sia finita decidiamo quindi di fare ritorno verso Bad Hofgastein ma chi conosce la montagna sa che spesso il cielo, velocemente come si chiude, altrettanto si riapre. Per questo motivo, ci fermiamo nei pressi di Taxenbach dove scorgiamo un bel punto per immortalare qualche convoglio.

Ancora una volta abbiamo la conferma di quanto il panorama ferroviario sia cambiato in Austria. Nella nostra attesa passa una sola 1144 con un regionale. Il resto sono Talent, Taurus o Vectron, tutto materiale terribilmente moderno che però, siamo onesti, non ci dispiace.

Dopo due ore di buoni scatti il cielo torna a chiudersi e stavolta definitivamente per cui facciamo ritorno in albergo per una doccia e una buona dormita visto che l’indomani è pianificata la visita a Salisburgo.

La sveglia è abbastanza presto perché per raggiungere il capoluogo di regione abbiamo prenotato un RailJet. La cosa bella di questa valle è che c’è talmente tanto turismo che ci sono ben tre stazioni molto vicine e i treni anche di prestigio fermano in tutte e garantiscono collegamenti non solo con Salisburgo ma anche con Vienna, il suo aeroporto e destinazioni internazionali come Dortmund e persino Zagabria.

Il RailJet 691 lascia la stazione di Bad Hofgastein alle 8.30 precise. Poco prima della partenza si palesa nell’impianto un merci raccoglitore che nella nostra stazione prende alcuni carri carichi di legname. Ancora una volta la ferrovia locale ci stupisce visto che qui, a differenza che da noi, ancora esiste la raccolta del carro singolo, cosa che permette il proliferare di mille raccordi lungo le linee.

Se questo ci entusiasma, il convoglio un po’ ci lascia interdetti. Il RailJet è comodo e pulito ma internamente ha pochi fronzoli e anche le dotazioni tecnologiche iniziano a mostrare la loro età. Tanto per dirne una è prevista una sola presa elettrica ogni due posti, quindi chi si alza prima si veste…

 

Il viaggio verso Salisburgo è breve e poco prima delle 10 raggiungiamo nella stazione della città di Mozart. La denominazione non è casuale visto che qui tutto ruota attorno al celebre compositore.
Prima di iniziare a vistare la città prendiamo la Salzburg Card. Ne vale la pena perché non solo si viaggia su tutti i mezzi pubblici per 24 ore ma si ha anche accesso gratuito ad attrazioni che altrimenti sarebbero decisamente costose.

La prima tappa, oltrepassato il fiume Salzach e raggiunto il centro città, è la casa natia di Mozart.

L’edificio, ubicato al n. 9 della Getreidegasse, ha ospitato la nascita del figlio più famoso di Salisburgo il 27 gennaio del 1756. Per ben 26 anni, a partire dal 1747, la famiglia abitò l’appartamento situato al terzo piano dell’edificio dove Mozart trascorse l’infanzia e la gioventù insieme ai suoi genitori Leopold e Anna Maria e alla sorella “Nannerl”.
La casa oggi ospita un museo fatto principalmente di documenti originali, lettere e ricordi che documentano la vita di Mozart a Salisburgo. Non possiamo dire che non sia interessante, ma probabilmente lo è meno della casa dove il compositore visse, che vedremo più avanti.

 

Lasciata questa attrazione passeggiamo lungo la Getreidegasse, la via dello shopping che attira soprattutto con l’ampia offerta delle catene internazionali della moda, con i negozi dall’antica tradizione e la sua varietà in fatto di gastronomia.
Gli amanti dello shopping vengono qui per acquistare gioielli, costumi tradizionali, accessori, oggetti d’antiquariato, articoli in pelle e di cartoleria, profumi nonché specialità gastronomiche e alimentari.
Un’attrazione particolare sono le insegne dei negozi riccamente decorate affisse sulle facciate degli edifici. La ditta tradizionale Wieber realizza ancora oggi a mano queste “insegne pubblicitarie” in ferro battuto la cui “fama” è talmente tanta che persino il McDonald's si è dovuto adeguare.

 

Camminando per la via, invero piuttosto frequentata, si arriva al Duomo, dove ci si rende conto di essere in una città probabilmente troppo bella per essere visitata tutta in un giorno solo.

Per non perdere tempo decidiamo perciò di entrare proprio nel Duomo, l’edificio sacro più importante fra le numerose chiese salisburghesi. Esso fu eretto nel 774, ricostruito una prima volta nel XII secolo e nelle sue forme attuali fra il 1614 e 1628 dall’architetto Santino Solari che utilizzò la pietra grigio scura del Monchsberg, la montagna di Salisburgo che si innalza a 540 metri. Fra il 1652 e il 1657 furono aggiunte due torri alte 79 metri.

La prima costruzione fu fatta erigere dal vescovo Virgilio nel 767-774 mentre alla fine del XII secolo fu sostituita da una basilica romanica a cinque navate che nel 1598 venne distrutta da un incendio. Il terzo e ancora oggi visibile edificio religioso fu gravemente danneggiato dalle bombe del 1944 e poi restaurato nel 1959.

L’interno del duomo può ospitare sino a 10 mila persone. A sinistra dell’ingresso, nella prima cappella laterale, si trova il fonte battesimale con cui venne anche battezzato Wolfgang Amadeus Mozart.
Sull’altare maggiore del 1628, interamente in marmo, si trova la Resurrezione di Cristo dipinta intorno al 1628 da Arsenio Mascagni, lo stesso autore che, assieme ad alcuni allievi, realizzò gli affreschi sulle campate del soffitto.
Il grande organo ha invece una bella facciata datata 1703. All'interno del Duomo si trovano altri sei organi, di dimensioni inferiori, ma ciascuno con timbriche particolari e con essi vengono organizzati concerti a pagamento con pezzi di vario genere.

 

Sotto la crociera, al centro delle fondamenta dell’edificio medievale, si trova una moderna cripta che accoglie tombe di arcivescovi mentre i loro epitaffi sono all’interno della cattedrale. Costruita in stile romanico e risalente al progetto del primo Duomo, la cripta accoglie salme di arcivescovi sigillate da lastre di marmo rosa su cui è impresso il loro nome e lo stemma arcivescovile.

La storia del Duomo può vantare, purtroppo, anche un triste primato. Ben sei furono infatti gli incendi scoppiati fra il 1127 e il 1944 fra cui quello del 1313 che sprigionò talmente tanto calore da fondere le campane. L’ultimo, come si può evincere dalla data, fu invece dovuto a una bomba americana che colpì l’edificio facendone crollare interamente la cupola.

Affascinati dal Duomo, usciamo sulla prospicente terrazza per riposare qualche minuto sedendoci sui tavolini del piccolo punto di ristoro. La vista della piazza antistante lascia senza fiato ma torniamo con i piedi per terra quando apprendiamo che proprio qui, il 30 aprile 1938, accadde un evento del quale non avremmo mai voluto dare notizia. In quel giorno, infatti, 1.200 opere di scrittori e artisti ebrei oltre ai testi di scrittori politici furono bruciati per la prima volta dalla Gioventù Hitleriana in un grande rogo, come testimoniano le foto che vedremo più avanti.

Con un po’ di amarezza in più riprendiamo il nostro giro proseguendo sulla terrazza ed entrando nella Residenzgalerie, una pinacoteca voluta dai potenti della città alla fine del XVIII secolo per custodire le proprie collezioni d’arte.

Oggi questa galleria vanta buone opere della pittura europea, in particolare francese, fiamminga, medievale e austriaca, con qualche gioiello come le tele di Rubens o di Bruegel il Vecchio. Da vedere sono anche i saloni, di grande bellezza come i soffitti e gli arredi ma anche tutto il tesoro tra ostensori e calici incastonati di pietre preziose. Tutto ciò che ci si può aspettare tra sfarzo, lusso, raffinatezza, marmi, specchi e velluti lo si può trovare qui.

La visita del Duomo e delle strutture ad esso collegate è piuttosto lunga e ci porta direttamente al pranzo che decidiamo di fare dolce con un ottimo strudel. Il tempo di riprendere le energie e ci dirigiamo verso la Fortezza Hohensalzburg che troneggia in alto sul monte Festungsberg, sopra i tetti della città storica barocca.

Essa fu costruita nel 1077 dall’arcivescovo Gebhard e nei secoli seguenti ne fu promosso lo sviluppo e l’ampliamento della fortificazione. Intorno al 1500 la fortezza ricevette il suo aspetto odierno sotto l’arcivescovo Leonhard von Keutschach. Il suo scopo originario era quello di difendere il principato e gli arcivescovi dagli attacchi dei nemici e in tutti gli anni essa non fu mai conquistata da nessuno degli assediatori.

La fortezza è aperta tutto l’anno. La si può raggiungere a piedi ma noi per ovvie ragioni abbiamo preferito salire comodamente con la funicolare che parte dalla Festungsgasse ed è in funzione addirittura dal 1892.

Dall’alto si domina completamente non solo la città ma anche buona parte della regione e la vista è a dir poco mozzafiato. Fra le attrazioni figurano le Stanze medievali dei principi e il Museo della Fortezza, con le testimonianze storiche della vita di corte dei principi arcivescovi. Anche il Museo delle Marionette e il Museo del Reggimento Rainer invitano ad intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo.

Tornati in basso ci spostiamo al Salzburg Museum, che ospita diversi tipi di arti, dalla pittura, all'arredamento, alla numismatica. Decidiamo però di bypassare l’ordinario per vedere una interessante mostra sul “Museo sotto il Nazionalsocialismo”.
Essa presenta i risultati della ricerca scientifica fatta sul Museo durante l’”Anschluss” in una combinazione basata sull'installazione di opere d'arte (oggetti della collezione), pubblicazioni, materiali personali e istituzionali, documenti, film e fotografie, oltre a cronologie e biografie. Risulta davvero molto interessante da vedere, non fosse per l’aria condizionata stile igloo che ci costringe a concentrare molto la permanenza.

 

Il tempo a nostra disposizione a Salisburgo è quasi terminato ma prima di tornare nel nostro hotel dobbiamo ancora vedere una attrazione, la casa dove ha abitato in età adulta Mozart.

La famiglia Mozart si trasferì in questa casa a Makartplatz nel 1773 e Wolfgang Amadeus ci visse fino al 1781 dopodiché si trasferì a Vienna.

Dopo la morte di suo padre Leopold, avvenuta il 28 maggio 1787, la casa ebbe vari proprietari. Il 16 ottobre 1944 una bomba aerea distrusse due terzi dell’edificio. La Fondazione Internazionale Mozarteum acquistò la parte non danneggiata nel 1955. L’ambito distrutto dell’edificio venne sostituito da un edificio con uffici e poi acquistato anch’esso dalla Fondazione nel 1989. Dopo la sua demolizione la Casa d’abitazione di Mozart venne ricostruita secondo l’originale.

Il 26 gennaio del 1996 si è festeggiata la nuova inaugurazione della Casa di Mozart. Il museo custodisce il pianoforte a martelli del compositore, numerosi strumenti e molti documenti originali nonché ritratti.

Stavolta il tempo è davvero finito ed è ora di tornare in stazione. Quì ci attende un altro RailJet per riportarci a Bad Hofgastein ma prima non perdiamo l'occasione per qualche scatto a treni in sosta e per un video ad una Vectron che si trascina un treno merci di cisterne che sembra infinito.

Non male Salisburgo, ma ci sono ancora tanti posti da vedere nella sua regione, che scopriremo nella seconda parte del racconto.

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