Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, in provincia di Salerno, è la zona, dichiarata dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità, che include la fascia montuosa della Campania meridionale lungo la costa del Mar Tirreno.

Limitato a nord dalla catena dei monti Alburni e a est dal Vallo di Diano, la zona chiamata Cilento è un grande parco mediterraneo contraddistinto dalla presenza della vegetazione a macchia mediterranea con leccete, pinete e uliveti diffusi.

Il suo territorio, posto al confine tra Campania e Basilicata, è attraversato dalla linea ferroviaria che da Roma giunge a Reggio Calabria, ossia dalla Tirrenica Meridionale. Essa è percorsa quotidianamente da un buon numero di convogli di tutti i tipi, dai regionali alle Frecce senza dimenticare i merci.

Lungo la sua estensione è possibile trovare diversi Intercity ma anche convogli Frecciabianca e Frecciargento tra le due città sopra citate, che attraversano paesaggi meravigliosi spesso situati a cavallo tra mare e montagne.

Da qualche anno, nel periodo estivo, il Cilento è raggiunto anche dal Frecciarossa proveniente da Milano che da Salerno prosegue la sua corsa fino a Sapri, fermando anche nelle stazioni di Agropoli-Castellabate, Vallo della Lucania-Castelnuovo e Centola-Palinuro-Marina di Camerota.
Si tratta di un servizio fortemente voluto dagli operatori turistici locali che permette di offrire un treno diretto ad Alta Velocità ai villeggianti che provengono da città come Milano, Bologna e Firenze.

Tra Sapri e Maratea, la linea corre spesso in galleria, con quella di San Cataldo lunga oltre 5 chilometri, ma non mancano punti dove essa si staglia tra le montagne o si riflette nel mare così come non mancano i manufatti che ne impreziosiscono il percorso.

Tra tutti merita una citazione particolare, senza ombra di dubbio, il ponte in cemento situato poco dopo la stazione di Centola-Palinuro-Marina di Camerota. In esercizio dal 1967, esso sostituisce il vecchio ponte ferroviario di San Severino che è visibile poco a lato e ancora reca lo stemma fascista intatto su uno dei piloni.

Questi collegamenti ferroviari permettono ai turisti dal nord e centro Italia, di esplorare le mille bellezze artistiche e naturali del Cilento: in questo nostro appuntamento con Ferroviaggi vi suggeriremo quelle che ci hanno incuriosito di più, ma torneremo sicuramente con un secondo appuntamento su questo meraviglioso territorio, forse troppo poco esaltato e visitato.

Parlare di Cilento significa ovviamente parlare di mare, di coste meravigliose e di acque limpidissime. Nel nostro viaggio abbiamo apprezzato moltissimo il tratto di costa tra Palinuro e Maratea. Qui si registra un’alternanza di scogli a strapiombo sul mare e calette con sabbia fine o sassi, entrambi impreziositi dalla presenza di acque cristalline e scorci con acque verdi-azzurrine.

Forse perché eravamo ancora in bassa stagione o, forse, per un turismo più discreto, noi abbiamo trovato una frequentazione molto tranquilla, con spiagge mediamente affollate e decisamente vivibili, perfette per chi cerca una vacanza rilassante senza troppo caos.

 

Situazione analoga la abbiamo vissuta anche camminando la sera sul lungomare di Sapri o cenando nei locali della cittadina campana dove abbiamo sempre trovato grande cortesia e disponibilità e la giusta dose di tranquillità e vivacità.

Per il nostro soggiorno abbiamo optato per l’Elayon Club Residence (www.elayonclub.it) sul lungomare di Villammare, frazione di Sapri.
La posizione del residence era per noi molto comoda, dato che bastava attraversare la strada per trovarsi sulla spiaggia privata dell’Elayon con servizio ombrelloni, bar e una piccola pineta e che in pochi minuti di automobile si raggiungeva il centro di Sapri.
Abbiamo apprezzato anche il servizio biciclette che ci permetteva di raggiungere il centro del paese o il grande centro commerciale situato a breve distanza evitando lo stress dell’auto, per una vacanza tutta relax e natura.

 

Il residence include diverse formule vacanza: la possibilità di usare le piazzole per la propria tenda o roulotte oppure soggiornare in bungalow, chalet o villini.
Noi abbiamo optato per quest’ultima formula che garantiva un’ampia cucina con terrazza per pranzare e cenare, due stanze da letto e posto auto vicino al villino per scaricare i bagagli con grande comodità.
Ci è piaciuta molto l’idea della terrazza coperta che permetteva di stare al fresco nelle ore più calde, cucinando all’aperto quello che si preferisce, senza avere per forza la necessità di andare al ristorante.

 

Per pigrizia e per golosità abbiamo fatto colazione presso il bar dell’Elayon gustando cornetti caldi al cioccolato o alla marmellata e per coccolarci ancora di più ci siamo concessi un bagno nella grande piscina con idromassaggio, un’alternativa alle giornate al mare.

Giunti al mare, la spiaggia che ci ha più impressionato è stata la Spiaggia Luppa, nei pressi di Acquafredda, dove la scogliera si infrange letteralmente sulle coste e l’acqua è trasparente.
Si tratta di un litorale con sabbia e ciottoli e molte calette dove è possibile arrivare superando qualche scogliera e ricavandosi un angolo di paradiso quasi privato.

 

Le giornate in spiaggia, si sa, stancano piacevolmente e fanno venire un certo languorino.
Per la serata ci facciamo, quindi, consigliare un buon ristorante di pesce dallo staff del residence, sempre disponibile e che ci offre ottimi consigli per esplorare il territorio. Quindi, ci rechiamo nel centro di Sapri al ristorante Lucifero (www.ristorantelucifero.com) , dove non rimaniamo delusi: un piccolo locale a gestione familiare dove gustiamo ottimi antipasti di mare con crudités e, soprattutto, un primo favoloso con aragosta e paccheri.

 

Sazi e felici ci facciamo prima una bella passeggiata sul lungomare di Sapri e poi un’affascinante giro in macchina sulla strada panoramica che costeggia il mare che, di notte, è un po’ buia ma proprio per questo decisamente incantevole.

Lasciata la spiaggia è tempo di vedere anche qualche monumento e quindi, non nascondendo un certo scetticismo, decidiamo di recarci alla Certosa di Padula. Quello che possiamo ammirare è invece un edificio di rara bellezza che ci sorprende e non poco. 

Si tratta, infatti, della prima certosa ad esser sorta in Campania, anticipando quella di San Martino a Napoli e di San Giacomo a Capri. 
Con una superficie di 51.500 m², contando su tre chiostri, un giardino, un cortile e una chiesa, è uno dei più sontuosi complessi monumentali barocchi del sud Italia nonché la più grande certosa a livello nazionale e tra le maggiori d'Europa.

Dal 1957, essa ospita il museo archeologico provinciale della Lucania occidentale e nel 1998 venne dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO assieme ai vicini siti archeologici di Velia, Paestum, al Vallo di Diano e al parco nazionale del Cilento. 
La sua costruzione ebbe inizio addirittura nel 1306 per volere di Tommaso II Sanseverino, venendo completata solo nel 1779.

Abbandonata dai monaci per più di una volta e definitivamente nel 1866 dopo l’unità d’Italia, la Certosa detta anche di San Lorenzo fu dichiarata monumento nazionale venti anni dopo e oggi è inserita nel circuito del Polo Museale della Campania del Ministero dei beni e delle attività culturali.
Durante le due guerre mondiali della prima metà del Novecento, invece, essendo l'intero complesso un luogo abbandonato e inutilizzato e particolarmente predisposto dal punto di vista militare, fu usato come campo di prigionia e di concentramento.

Tra le mille evidenze degne di nota la facciata esterna con l’atrio d’ingresso, il Chiostro della Foresteria, la Chiesa, il Chiostro del Cimitero, la Cucina con il caratteristico Refettorio e soprattutto la Scala elicoidale che porta alla biblioteca, nota per non avere sostanzialmente punti d’appoggio. 
Tra gli esterni meritano invece un cenno il Chiostro del Priore e il Chiostro Grande ma anche i giardini che si sviluppano tutti intorno al complesso, rimanendo comunque nei confini delimitati dalle mura esterne.

 

Lasciata la Certosa decidiamo di tornare verso il mare per un’attrattiva naturale, la Grotta Azzurra di Palinuro.
Per raggiungerla si deve partire dal porto con una barca, scegliendo tra le numerose proposte in loco. Noi scegliamo il giro breve in modo da gustarci il pomeriggio in spiaggia al ritorno.

La Grotta Azzurra è la cavità più estesa e più nota di tutto il complesso di grotte che ospita Capo Palinuro. Essa si apre sul fianco settentrionale di punta della Quaglia, con una entrata triangolare alta 6 metri e larga 10.
Di una bellezza che lascia senza fiato, deve il suo nome e il suo fascino allo spettacolare effetto prodotto dall'azzurro che, provenendo apparentemente dal fondale marino, illumina l'intero ambiente rendendolo irreale e suggestivo.
Questo spettacolare effetto accade in realtà per merito della luce del sole proveniente da un sifone subacqueo che arrivando fino a 18 metri sbuca sul lato opposto di punta della Quaglia.

Le grotte successive che si incontrano sono poi la Grotta del Sangue che deve il suo nome al "sinistro" colore delle pareti interne, caratterizzate da un'impressionante color rosso sangue rappreso, la Grotta Sulfurea, il cui fondale e pareti sprigionano vapori di acido solfidrico che danno alla zona il caratteristico odore di zolfo e infine la Grotta dei Monaci dove si trovano particolari e curiose formazioni stalagmitiche che nel tempo hanno assunto le sembianze di frati avvolti nel saio.

 

Il nostro giro si conclude con una visita a Maratea, unico centro abitato della Basilicata ad affacciarsi sul Mar Tirreno.
Detta anche “la città delle 44 chiese” per le numerose chiese, cappelle e monasteri, costruite in epoche e stili diversi, Maratea ha il suo centro vitale nel porto turistico che oltre ad essere pieno di locali permette di vedere dal basso la Statua del Redentore o Cristo Redentore, una colossale scultura posta sulla cima del monte San Biagio.

Sulla via del ritorno verso Sapri ci imbattiamo però nella mulattiera detta "apprezzami l'asino" la cui denominazione nasce da una leggenda che vuole che a causa della ristrettezza della stradina, quando due viandanti con i relativi asini s'incontravano, non potendo passare e neanche arretrare poiché l'asino non ha la marcia indietro, bisognava “apprezzare l’asino”, nel senso di dargli un prezzo, per buttare giù a mare il meno pregiato. Chiaramente dopo aver rimborsato al suo proprietario la metà del valore stimato.
Oggi con un restiling efficace e ben ambientato, la mulattiera offre un percorso suggestivo e pieno di fascino con una visione straordinaria del limpidissimo mare sottostante da dove si scorge lo scoglio dello Scialandro con la "spigolatrice" distesa a guardare l'orizzonte per intravedere lo storico sbarco di Carlo Pisacane.

Il week end a nostra disposizione è terminato e nella stazione di Sapri è in arrivo un Intercity che ci riporterà a Roma. Durante il viaggio non potremo fare a meno di ripensare alle bellezze viste e di considerare che tre giorni non sono sufficienti per ammirare lo splendore del Cilento.

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