In un episodio precedente di Ferroviaggi, abbiamo parlato del nostro cammino attraverso la Macedonia che ci ha permesso di arrivare a Delčevo alla frontiera che porta a Blagoevgrad, in Bulgaria (Macedonia: un viaggio attraverso la perla dei Balcani tra vecchi treni e una nazione che non ti aspetti).
Siamo ansiosi di entrare in questo paese che decidiamo di visitare ovviamente per le sue ferrovie, piuttosto antiquate ma anche per conoscerne usi e costumi. Sappiamo che lambiremo solo la Bulgaria, senza addentrarci nell’entroterra, ma siamo certi che sarà comunque una esperienza non priva di fascino.

Siamo nella zona sud occidentale del paese, molto povera e ben lontana dai fasti della Capitale e Blagoevgrad al tramonto ce lo dimostra immediatamente. Dall’alto del palazzo dove pernottiamo non si vedono altro che ulteriori palazzoni identici grigi, peraltro in maniera nemmeno troppo definita visto che l’illuminazione risulta particolarmente bassa.
Il centro della città non garantisce nulla di meglio se non qualche locale nei pressi di una importante piazza pavimentata con fontana centrale che non ha un motivo al mondo per finire nella nostra galleria fotografica. D’altro canto siamo qui per riprendere due linee ferroviarie ben consci che le poche bellezze naturali ed architettoniche che incontreremo sono altrove e le vedremo successivamente.

Di buon mattino, infatti, ci rechiamo nella vicina Dobrinishte dove ha inizio la ferrovia a scartamento ridotto e trazione Diesel che porta fino a Septemvri. Costruita tra il 1921 ed il 1945, questa linea attraversa paesaggi interessanti e ricchi di spunti fotografici.
Nel giro di pochi metri si alternano moschee e campi arati con mezzi condotti dagli animali e seminati a mano da anziane ricurve. Il tutto in una zona abitata quasi per intero da popolazione di etnia Rom. Andando contro ogni pregiudizio dobbiamo dire che non solo nessuno ci ha infastidito ma che nessuno ha proprio minimamente mostrato interesse nei nostri confronti e questo nonostante le costose attrezzature da noi forzatamente esibite.

Seguire la ferrovia è un gioco da ragazzi, gli spunti fotografici sono praticamente ovunque, anche se noi lo abbiamo fatto fino a metà percorso circa, nei pressi di Avramovo, anche per assistere all’incrocio tra le due locomotive Tipo 75 di costruzione Henschel risalenti agli anni ’60.

Lungo il tracciato che viene percorso alla iperbolica velocità massima di 70 km/h, si incrociano degli scorci di vita quotidiana davvero notevoli, dalle velate che scendono dal treno e si incamminano lungo i binari come nulla fosse ai locali che si muovono a bordo di carretti piuttosto sgangherati trainati da asini.
Sono scene a cui siamo abituati, avendo viaggiato molto nell’est Europa, ma che nella loro bellezza e genuinità non ci stanchiamo mai di vedere e di documentare.

Lasciata la ferrovia dopo aver raccolto buoni scatti, volgiamo sotto nuvole sempre più nere alla volta del Monastero di Rila, situato nella Regione di Kjustendil.
Posto a circa 120 km da Sofia, è senz'altro il maggiore e più famoso monastero della Bulgaria. Fu fondato dall'eremita san Giovanni di Rila nel X secolo, durante il regno di re Petar (927 - 968). San Giovanni di Rila, le cui reliquie sono esposte nella chiesa del santuario, in verità dimorava in una grotta poco distante e si sa che il monastero fu costruito dai sui discepoli, che si erano recati da lui per studiare.
Nel XIV secolo la Bulgaria vide l'arrivo degli invasori ottomani. Nel 1378, durante il regno di Ivan Šišman, il Paese cadde sotto il giogo ottomano ed il monastero venne distrutto. La sua rinascita iniziò a partire dalla fine del XV secolo.

Durante il Risorgimento nazionale, nei secoli XVIII e XIX, il monastero fu ricostruito grazie alle offerte, provenienti da ogni parte del paese, donate dai bulgari più facoltosi.
Nel 1976 il monastero è stato dichiarato monumento storico nazionale e nel 1983 è stato inserito nell'elenco dell'UNESCO dei patrimoni dell'umanità.
L’atmosfera che si respira nel monastero è di assoluta solennità, forse anche a causa della pioggia che nel frattempo ha iniziato a scendere copiosa.
Tra le cose che ci incuriosiscono c’è senza dubbio il comportamento dei monaci del posto che camminano sotto l’acquazzone come nulla fosse, con passo lento, testa scoperta e scarpe con le quali noi non andremmo nemmeno al mare in estate.

Tornando da Rila, nei pressi di Kočerinovo, ci si imbatte volente o nolente in uno dei posti più strani che si possano incontrare.
Un simpatico collezionista bulgaro a cui certamente manca qualche carta del mazzo, ha racchiuso in uno spazio relativamente angusto automobili, televisori, radio, targhe, oggetti di ogni forma e dubbia utilità e chi più ne ha più ne metta. Tutti d’epoca. Le automobili, in particolar modo, sono talmente tante che troneggiano persino sul tetto dell’edificio ed anche se spesso malridotte fanno davvero una gran bella figura.

Chiedendo e lasciando qualche moneta a caso di qualsiasi nazione (probabilmente collezionerà pure quelle!), ci è stato possibile visitare l’intero ambiente e fare foto a tutto il suo archivio mentre il simpatico proprietario arrostiva in un braciere improvvisato all’aperto delle salsicce piuttosto invitanti che ci ha peraltro anche invitato ad assaggiare.

Fatta pace con la follia, il nostro viaggio è ripreso alla volta del sud della Bulgaria e precisamente della città di Sandanski. Tra essa e Damyanitsa abbiamo potuto approfondire maggiormente la nostra conoscenza col materiale ferroviario a scartamento ordinario della Bulgaria.
Si tratta per la maggior parte di mezzi costruiti tra gli anni ’60 e gli anni ’80 con eccezioni più moderne solo tra le automotrici acquistate dopo il 2000. Tanto le locomotive quanto le carrozze versano spesso in condizioni precarie e non mancano i graffiti che regnano sovrani e incontrastati sui convogli internazionali che vedono in composizione carrozze della vicina Grecia.

Il nostro continuo peregrinare tra Damyanitsa e il confine ellenico ci porta sulle due linee che si separano a General Todorov con la “magistrale” per Kulata che prosegue verso la Grecia a dispetto dell’antenna per Petrič. È l’occasione per fare qualche bello scatto e qualche interessante video a queste improbabili composizioni. Improbabili perché come in Macedonia, anche in Bulgaria si usa un po’ quello che si ha a disposizione, tanto per il materiale rimorchiato quanto per quello motore.
E così, ad esempio, alle piccole locomotive da manovra da 80 km/h è affidato il regionale proprio per Petrič composto da due carrozze pulite ma dall’aspetto decisamente vissuto.

Purtroppo, ancora più che in Macedonia, è la lingua a non aiutare. Sebbene il cirillico scritto sia alla fine piuttosto facilmente comprensibile, di molte parole ci sfugge il significato, cosa che complica soprattutto il nostro desinare. Capire cosa si sta mangiando è spesso impossibile e in ogni caso odori e sapori di tutto quello che fino ad allora ci è stato proposto sono decisamente troppo lontani da quelli cui siamo abituati, cosa che ci spinge ad una decisione drastica, oltrepassare il confine per mangiare qualcosa di decente e poi tornare indietro.

La frontiera di Kulata è molto tranquilla e i controlli non sono nemmeno troppo approfonditi, forse anche per la nostra provenienza che suscita più ilarità che apprensione. L’appagante pasto a base di tzatziki e altre prelibatezze greche ci permette di tornare in Bulgaria con maggiore entusiasmo per andare a vedere una delle bellezze più caratteristiche di questa regione del paese, la città di Melnik.

Con una popolazione di 385 abitanti, è la più piccola della Bulgaria e mantiene il suo status di città per motivi storici. Ben 96 dei suoi edifici sono monumenti culturali ed è famosa per la produzione di un vino molto forte, una varietà del quale era tra le preferite nientemeno che di Winston Churchill.

Tra i punti di interesse architettonico figurano la casa bizantina, uno dei più antichi edifici civili dei Balcani, la Casa Kordopulov, la Casa Pashov che ospita il Museo Storico e la Casa del Pasha. Alcune delle vecchie chiese della città da visitare sono San Nicola, SS Pietro e Paolo, San Nicola il Taumaturgo e Sant'Antonio.
Molti degli edifici, va detto, versano però in condizioni piuttosto precarie e a tratti si ha la sensazione di essere più in una città fantasma che in una attrazione turistica.

A Melnik, però, si va soprattutto per vedere le piramidi. Si tratta di un fenomeno naturale sorprendente e unico nel suo genere, uno strano paesaggio di rocce sabbiose scavate dall'erosione, che coprono una superficie di 50 km² dominando la città. La geologia e le intemperie hanno agito sul paesaggio creando un ambiente in perenne mutazione, con risultati inattesi e sempre straordinari, a volte inquietanti e quasi sensuali, quando la luce del sole al tramonto tinge le pareti di calde tinte ocra e ambra.
Nei giorni di pioggia, il fiume Melnishka che attraversa le case, trascina a valle un letto di terra marrone chiaro quasi a voler ricordare che l’azione di erosione è in costante svolgimento.

Lasciamo Melnik per fotografare ancora qualche treno lungo la via e per tornare nuovamente in Grecia, ma stavolta solo come transito per raggiungere l’Albania e quindi tornare in Italia.

Non possiamo dare un giudizio sulla Bulgaria, considerato che quel che abbiamo osservato è solo una minima parte del paese, ma non possiamo negare che quanto abbiamo visto ci ha già appagato e ci ha lasciato tanta curiosità. Torneremo senza dubbio in questa nazione, per documentare meglio treni e paesaggi a Sofia ma anche nella zona di Varna che si affaccia sulle rive del Mar Nero.

Approfondimenti

Ferroviaggi

La ferrovia che scompare

Correva l'anno

Dal nostro YouTube

Lavoro in ferrovia

Promozioni in corso

Eventi

Curiosità brevi

Treni e tecnologia

Potrebbe interessarti anche...