La nascita delle "1928", chiamate anche “Vetture a carrelli”, avvenne parallelamente alla grande riforma tramviaria di Milano.

La decisione di puntare su questi fortunati tram fu presa per ridurre i costi di esercizio e i tempi di percorrenza, aumentando al contempo la capacità di trasporto. 
L’ordine per la progettazione di due prototipi fu data alla “Carminati & Toselli” che, nel giro di pochi mesi, alla fine del 1927, li consegnò all'Azienda Tranviaria.

Il successo fu immediatamente chiaro, anche in considerazione del notevole salto di qualità rispetto alle vetture circolanti allora e la sperimentazione, che continuò fino all'estate del 1928 diede il via all'ordinazione di 500 vetture che vennero completate nel 1930.

 

Ad oggi oltre un centinaio di "1928" prestano ancora regolare servizio sulla rete tranviaria milanese con soddisfazione tanto del personale quanto dei viaggiatori e non è errato definirle un emblema della città di Milano.

Lunghe 13,89 metri compresi gli organi di aggancio, le vetture hanno la cassa in struttura metallica chiodata con una larghezza di 2,35 metri e le porte sono ad antine ripieghevoli a comando pneumatico.

I motori di trazione sono quattro, uno per ogni asse, da 21 kW e consentono di raggiungere una velocità massima di 42 km/h.
Il rodiggio è B0B0, la frenatura pneumatica e la vettura a vuoto ha un peso di 15 tonnellate che diventano 23,5 a pieno carico.

 

In origine tutte le vetture disponevano unicamente delle porte centrali e anteriori ma in seguito, tra il 1931 e il 1936, vennero dotate di una semiporta posteriore per favorire l’incarrozzamento soprattutto al salottino fumatori in coda alla vettura.
Tra il 1938 e il 1939, la stessa porta venne resa di ampiezza pari a quella delle altre due porte, cosa che comportò la scomparsa proprio del caratteristico ed elegante salottino posteriore che si caratterizzava per i divanetti imbottiti e ricoperti di velluto rosso.

Nei primissimi tempi di esercizio le prime unità erano caratterizzate da una livrea color nocciola e crema, presto sostituita dal comune verde a due tonalità (verde vagone e verde veronese) e negli anni settanta da quella arancione ministeriale.
Nel corso del 2008, poi, venne applicata la cromia giallo e crema, come richiamo alla primissima livrea vestita dai prototipi e dalle primissime vetture costruite della serie, che vestono tutt’ora.
In origine la capienza era di 125 passeggeri, dei quali 31 seduti, mentre adesso è di 130 passeggeri, dei quali 29 seduti.

Tra tutte le vetture a carrelli facente parte del parco ATM di Milano, una è particolarmente interessante, la 1503. 
Si tratta della prima carrelli di serie nata nel 1929 in seguito a due prototipi presso gli stabilimenti Tecnomaso Brown Boveri di Milano.

Terminato il servizio a metà degli anni ’90, nel 1996 è stata riportata allo stato d'origine con la chiusura della terza porta e il ripristino della cromia giallo e crema venendo inoltre affidata alle cure delle Officine Generali del Teodosio per il riarredamento interno e il rifacimento dei legni.

Tutto questo è stato fatto al fine di farla diventare unità storica, con un lavoro magistrale che non ha potuto tuttavia coinvolgere il pantografo che non è stato possibile sostituire con l’asta trolley di origine.

Le "1928", con un testa la 1503, fanno parte in pianta stabile della storia di Milano e continueranno verosimilmente a farlo anche nei prossimi anni, trasportando migliaia di cittadini ogni giorno ma risultando anche una notevole attrazione per i turisti in visita nel capoluogo lombardo.

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