Negli ultimi anni un rinnovato interesse per la cultura ferroviaria ha portato a salvare diversi rotabili che potranno testimoniare una parte importante della storia delle Ferrovie dello Stato nel prossimo futuro.

Tuttavia, in passato, quando c’era minore consapevolezza delle potenzialità dei treni storici, sono stati commessi alcuni irreparabili errori che oggi ci impediscono di poter vedere, fosse anche in maniera statica, alcuni mezzi che hanno segnato intere epoche del nostro paese.

Non pretendiamo di trattare tutto, ci limiteremo a ricordare quelli più importanti, curiosi e insoliti che purtroppo ci hanno lasciato per sempre.

La maggior parte di loro, va detto, sono prototipi, alle volte nemmeno mai consegnati alle FS. Si tratta di mezzi ideati per dare seguito ad un progetto, spesso molto diversi dalle versioni definitive e per questo “figli di un dio minore”, spesso dimenticati e abbandonati al loro triste destino.

Tra essi possiamo citare la D.442.4001, esemplare unico costruito nel 1958 e demolito nel 1999 ma anche le D.341.4001 e .5001 costruite rispettivamente nel 1959 e nel 1958 e demolite nel 1986 e nel 1988.

Sempre nel campo dei Diesel impossibile non citare la D.342.2001 consegnata nel 1962 e demolita nel 1988 o le ancora più sfortunate D.342.3001 e .3002 datate rispettivamente 1962 e 1961 e demolite la prima dopo 17 anni e la seconda dopo soli 15.

Rimanendo nel campo della trazione termica, una importante menzione la meritano poi le automotrici ALn 668.2400. La bellissima serie prodotta dalla Breda tra il 1959 e il 1964 ha circolato poco più di trent’anni dopodiché tutte le unità sono state demolite, con pochissima lungimiranza, aggiungiamo noi.

 

Salendo di rango ed arrivando alla trazione elettrica il nostro primo pensiero va ad un rotabile che in realtà non è mai entrato in servizio regolare ma che ha significato molto per le nostre ferrovie, l’ETR Y 0160.

Prototipo unico che in sostanza ha permesso lo sviluppo del Pendolino, fu realizzato tra il 1970 ed i 1971 per test che si protrassero fino al 1975.
In seguito ad essi il convoglio venne poi accantonato con le cronache che narrano che nel 1983 la cassa dell'elettromotrice sperimentale fu concessa gratuitamente dalla FIAT al Museo Ferroviario Piemontese, non entrando tuttavia a far parte del materiale del museo e venendo demolita.

Sorte analoga è toccata in tempi coevi anche alla E.666 anche se in questo caso si trattava di poco più che di un simulacro che però avrebbe meritato maggiore considerazione soprattutto in virtù del rodiggio posseduto, un inedito C0-C0 per le ferrovie italiane.

In tempi più recenti, poi, altri prototipi non hanno avuto il destino che avrebbero dovuto ricevere.
Parliamo della E.402.000, progenitrice delle E.402A che dopo le corse prova a metà anni ’80, formalmente di proprietà Ansaldo, è stata accantonata all'interno degli stabilimenti di Napoli per essere demolita poi nel novembre 2006 ma soprattutto della E.632.001 e delle E.633.001÷004.
Dopo anni di servizio e altrettanti di accantonamento, anche per queste bellissime locomotive leggermente diverse da quelle di serie il sentiero è stato tracciato con una demolizione che certamente doveva essere scongiurata.

Prima di concludere, altri due rotabili ci preme di ricordare in questo triste elenco di mezzi.
Il primo è la E.636.082, con le sue caratteristiche griglie da prototipo con frenatura elettrica reostatica di tipo sperimentale mentre il secondo più che un singolo treno è un Gruppo, quello degli ETR 220 con la caratteristica gobba sul tetto dovuta ai condizionatori Stone.
Salvarne uno, visto che erano arrivati ai giorni nostri, sarebbe stato più facile che demolirlo e oggi sarebbe stato senz’altro utile.

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