Sui social network si dibatte ormai da settimane sul destino delle E.444R, le "Ribollite" derivate dalla trasformazione delle Tartaruga E.444 delle Ferrovie dello Stato.

La notizia dello stop definitivo alle lavorazioni giunto a metà dicembre dello scorso anno, ha aperto una specie di toto-durata delle prime velociste italiane che molti ormai danno per spacciate entro il 2018. Ma le cose stanno veramente così?

Indubbiamente il numero delle macchine che circolano oggi è davvero ridotto se si pensa al totale di 113 unità convertite a partire dal 1989. Senza dilungarci in elenchi, al momento in circolazione ci sono 46 E.444R che ancora compiono in maniera egregia il loro lavoro principalmente alla testa di treni Intercity in diverse parti della Penisola.

Abbandonata ma non del tutto la Direttissima tra Roma e Firenze, è sempre facile trovarle lungo la linea Adriatica dove svolgono servizio al traino dei treni più veloci esclusi dal segmento delle Frecce.

Allo stato attuale, se è vero che per alcune unità si stia avvicinando inesorabilmente la scadenza dei chilometri disponibili, è anche vero che per molte delle altre la fine non sembri poi essere così imminente, cosa che fa pensare che alcuni esemplari possano tranquillamente arrivare al 2019, andando ovviamente a morire a scadenza.

Del resto, la trasformazione delle E.402A in E.401 monocabina, per quanto il progetto si stia dimostrando valido, procede a ritmi piuttosto lenti e le E.444R si stanno dimostrando ancora valide per la trazione di treni veloci ma non velocissimi, come appunto quelli in circolazione sulla linea Adriatica.

Una cosa che invece merita attenzione, rispetto a questo Gruppo, è la scadenza ormai prossima di alcune unità che hanno fatto la storia delle nostre ferrovie come la E.444R.005 (ex E.444.005 Full Chopper) o le E.444R.056 e .057 (ex Shunt Chopper). 
Non sarebbe una cattiva idea preservarne almeno una ancorché a livello statico, cosa che permetterebbe di sognare, perché no, di rivederla un giorno trasformata in unità tradizionale sperimentale.

Si tratta senza dubbio di un sogno in grande stile, ma i recenti interventi di Fondazione FS Italiane sul Settebello e sull'Arlecchino dimostrano che volendo tutto si può fare.
E chissà che un giorno anche gli appassionati più giovani non possano rivedere, seppur in qualche museo, una delle progenitrici delle locomotive elettroniche italiane.

Approfondimenti

Ferroviaggi

La ferrovia che scompare

Correva l'anno

Dal nostro YouTube

Lavoro in ferrovia

Promozioni in corso

Eventi

Curiosità brevi

Treni e tecnologia