Lo scorso 28 novembre è partito da Mortara, tra gli entusiasmi di tutti, il primo treno diretto in Cina. Nei due mesi e mezzo successivi però non ce ne sono stati altri.

Ribattezzato “La nuova Via della Seta” il treno che percorre 11mila chilometri in 18 giorni e attraversa Polonia, Bielorussia, Russia e Kazakistan, è considerato concorrenziale, perché meno costoso dell’aereo e più rapido del trasporto via mare.

Al momento dell’inaugurazione del servizio tra Mortara - Chengdu, i gestori avevano manifestato l’intenzione di far partire dal polo logistico almeno tre coppie di treni a settimana, con l’obiettivo di arrivare per il 2020 a venti maxi convogli a settimana. Avevano inoltre comunicato che sarebbe servito tempo affinché il servizio andasse a pieno regime, ma con il passare del tempo sono emerse difficoltà che ora ne mettono in dubbio la regolarità.

A distanza di settimane starebbero infatti emergendo dei problemi, che Carlo Bottarelli, direttore di Pavia Export spiega così: “Ci sono alcune aziende del territorio che ci hanno contattato per avere dettagli sulla spedizione di merci con il treno per la Cina, ma non siamo stati in grado di aiutarli, per responsabilità non nostre. Per noi sarebbe importante che questo collegamento decollasse, ma da sei mesi aspettiamo che i cinesi ci comunichino i costi del servizio, cioè quanti euro servono per spedire un container e se sono previsti sconti. Considerate che sulla tariffe via mare ci sono sconti negli ultimi giorni se l’armatore deve riempire una nave, quindi ce li aspettiamo anche per il treno. Inoltre ci sono problemi con la formazione dei convogli. I cinesi preferiscono le aziende in grado di spedire con regolarità container interi, perché più semplici da gestire, ma non sono queste le possibilità del nostro territorio. La maggior parte delle aziende pavesi non ha così tanti prodotti da spedire in Cina ogni settimana, quindi avrebbe bisogno di riempire i container anche con merci di altre società. Sembrano dettagli, ma complicano l’organizzazione della spedizione”.

Bottarelli prosegue poi sostenendo che è anche difficile fare incontrare domanda e offerta: “I cinesi cercano dei poli logistici in Europa per spedire via treno soprattutto componenti per l’industria automobilistica, ma devono riempire i treni al ritorno per ridurre i costi. Le aziende italiane sono attirate dalla Cina, ma molte non sanno quali prodotti interessino a quel mercato”.

Secondo Bottarelli sarebbe necessario l’intervento degli enti pubblici: “È necessario che chi ha l’autorità per farlo, organizzi un pool di specialisti che vada a Chengdu a trattare con gli importatori, per capire se i cinesi sono interessati ai nostri prodotti. In questo modo, sarebbe anche più semplice per le aziende italiane riempire il treno in partenza da Mortara. Penso che questo ruolo debba essere svolto da un ente pubblico, ma potrebbe ricoprirlo anche l’Unione industriali o la Fondazione Banca del Monte di Lombardia”.

L’articolo in versione integrale è disponibile sull’edizione on line del quotidiano locale la Provincia Pavese.

Foto Facebook Alessandro Sorte

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